Con permesso, la premessa.

In questo articolo voglio svelarvi il significato segreto dello spot Ichnusa e perché i sardi ne sono ammaliati. La Sardegna è pro Ichnusa. I sardi sono i primi e migliori ambasciatori della birra dalla cosiddetta “anima sarda”. Poco importa se dal 1986 fa parte del gruppo Heineken. Per i sardi significa Sardegna. Per i non sardi pure.


Lo spot video (del 2017) è come il buon vino, con il tempo migliora. Ancora oggi gasa i sardi in maniera incredibile. 

In una discussione su vari social, a seguito di un post del seosissimo Damiano Congedo, si è riproposto come i peperoni il giorno successivo il dibattito sulla valenza dello spot: chi ne dice bene (tutti) e chi ne dice male (io, Lorenzo Saliu, amministratore SED+).

Ritratto dell'esimio dottor Lorenzo Saliu.

L’esimissimo dottor Saliu.

Ma tu lettore, sei sicuro che questo spot, da alcuni definito sardissimo, lo sia veramente? Io dico di no e voglio argomentare la mia tesi attraverso la sua analisi. Innanzitutto premetto che lo spot non è pensato per il mercato regionale ma per quello nazionale; due target completamente differenti che però si sono uniti nell’esaltare lo spot.

Dico subito che lo spot è stato ideato e realizzato da una multinazionale della comunicazione, la Leo Burnett. La regia dello spot è stata affidata a un regista statunitense David Holm. La casa di produzione The Family è invece di Milano. La musica è creata da Sing Sing con sede a Milano e Londra.

Queste grandissime professionalità dall’anima sarda hanno studiato e creato un prodotto perfetto per la promozione della birra.

  • Perfetto per vendere.
  • Perfetto per emozionare.
  • Perfetto per riportare il sardo a figura subalterna della storia.

Da buoni selvaggi che si sorprendono vedendo il fuoco, abbiamo applaudito e condiviso uno spot che ci umilia in ogni suo frame (o quasi).
Per comprendere appieno della mia tesi prima di continuare la lettura devi riguardare lo spot senza audio.

La musica scelta infatti è veramente al top: esalta, conquista, coinvolge. Non a caso fino alle guerre napoleoniche i soldati andavano in battaglia accompagnati da tamburi, flauti e fanfare. Il suono ci coinvolge talmente tanto che devia parte dell’attenzione dai contenuti principali.

Sarà capitato anche a te di spegnere l’autoradio quando devi parcheggiare in un posto particolarmente stretto. Questo avviene perché il cervello umano, a dispetto dalla moda inventata del multitasking, non è in grado di elaborare due messaggi contemporaneamente. Se si presta attenzione all’uno si trascura l’altro. Questo spostamento di attenzione avviene in modo velocissimo dandoci l’impressione della simultaneità.
Nei momenti di maggiore stress, quando ci serve più attenzione verso un determinato compito, il multitasking va a farsi benedire e semplicemente ci allontaniamo dalle fonti che creano disturbo.

Comunque, pippone a parte, avete visto lo spot? Bene, analizziamolo. 

Adesso è il momento di addentraci nell’oscuro mondo della pubblicità andando a sviscerare il significato segreto dello spot Ichnusa. Perché i sardi ne sono ammaliati? Chi lo sà…

PESCATORI DI SUSHI

Lo spot inizia mostrandoci un peschereccio scalcinato. Un pescatore, avanti negli anni (qui i giovani sono disoccupati), osserva triste l’orizzonte, sarà un’altra giornata di merda. Un altro pescatore, non meglio identificato, assiste l’anziano nella raccolte delle nasse, metodo di pesca altamente improduttivo (siamo sardi mica siamo su Discovery in una puntata di Deadliest Catch).


 

Entrambi i pescatori portano un berretto che li fa sembrare dei buffi puffi.

Dopo aver salpato le nasse le svuotano su comodi cestini di vimini. Dalle nasse escono una serie di pesci tutti rigorosamente sotto taglia.

La didascalia ci avverte che questo è il nostro (per i sardi) Sushi. A prescindere che quei pesci sarebbero destinati a un fritto misto, fatico a comprendere il nesso tra pesce e sushi che è un piatto a base di riso.

La didascalia corretta dovrebbe essere il nostro Sashimi che effettivamente è un piatto a base di pesce crudo anche se non ho mai visto nessuno mangiare maccioni, pisciu Re, spareddas e mumurgioni crudi.

E tutti i sardi a dire… che figata! Il nostri sushi!

LOFT E NURAGHI

Salutati i pescatori che immaginiamo recarsi al mercato col loro magro bottino per ricavarci pochi euro per la nafta del giorno dopo, ci sorprendiamo con una bellissima visione del nuraghe di Barumini realizzata con il drone.

I nuraghi (quelli si) rappresentano la vera anima della Sardegna (non la birra, ma sono sottigliezze), castelli duemila anni prima dei castelli, opere di altissima ingegneria architettonica, fortezze e luoghi di potere, abitazioni e luoghi di culto.

La didascalia insegna che invece sono “loft”. I loft sono quei posti fighetti, dove si fanno feste fighette, frequentate da gente fighetta. Sono luoghi di aggregazione pre covid dove la gente normale si imbucava sperando ci fosse un ampio buffet e qualche VIP di seconda mano per farci un selfie insieme. Tremila anni di storia sviliti da un’happy hour e due spritz.

Neppure Berlusconi, quando al massimo della forma ne sparava di grossissime, osò tanto. Lui definì i nuraghi “magazzini” attribuendogli, se non altro, un valore di utilità.

E tutti i sardi a dire… che figata! I nostri loft!

VERNISSAGE E MURALES

Dopo aver festeggiato nel loft di Barumini ci spostiamo a Orgosolo, terra di Murales e ovviamente di ziodde: donne probabilmente baffute che vivono nel diciottesimo secolo e che se ne vanno in giro come Zorro, imbacuccate in un mantello nero.

La didascalia dice “I nostri vernissage”. L’accostamento dei murales al vernissage non lo trovo ingeneroso nei confronti della Sardegna ma trovo invece offensiva la visione della donna sarda rappresentata come se vivesse ancora nel passato.

E tutti i sardi a dire… che figata! I nostri vernissage!

CARNEVALE E HALLOWEEN

Dopo i murales è il momento di distruggere un’altra fetta di cultura sarda, le tradizioni di Sardegna. L’accostamento è: maschere spaventose = mostri = Halloween.

Chi se ne frega se sono le maschere del carnevale tradizionale sardo che ovviamente inizia a febbraio e non a fine ottobre. Nella versione per l’estero la didascalia dice “our fashion week” immaginando i sardi come delle creature bizzarre che si vestono con pellicce di pecora e corna di capra..


E tutti i sardi a dire… che figata! Il nostro Halloween!

PASTORI HIPSTER

Dopo aver umiliato i pescatori, svilito i nuraghe, svalutato la donna, vanificato la rinascita di Orgosolo, distorto il calendario delle festività cosa manca per completare il quadro? Ovviamente i pastori.

Nello spot i pastori sono associati agli hipster. Gli hipster sono (Wikipedia) “Il termine hipster indica una subcultura espressa da giovani bohémien del ceto medio e benestante che risiedono per la maggior parte in quartieri emergenti”.
Sono quei personaggi con i pantaloni alle caviglie, senza calze anche sulla neve, baffi all’insù e barbetta a punta o dritta, gilet a quadri e bretelle. Tendenzialmente fanno professioni creative vanno in giro col monopattino meglio se elettrico e costoso.
Ormai in via di estinzione sopravvivono in qualche barberia fashion, stile vintage, dove un taglio cool ti costa come una rata del mutuo da pagare cash.

Nell’immaginario dei pubblicitari il pastore ha queste caratteristiche:

  • È vestito di merda.
  • È vecchio.
  • È sporco.

Indovinate come sono rappresentati nello spot? Vestiti di merda, vecchi e sporchi.

I pastori invece sono quei personaggi che si alzano alle due di notte e si fanno un culo tutto il santo giorno. Che magari vanno al bar alle dieci di mattina a bersi una birra dopo otto ore di lavoro e diventano bersaglio dei commenti divertiti degli hipster fighetti che stanno facendo colazione perché quel giorno si sono alzati alle 10, un paio d’ore prima del solito.

Auguro a tutta la Leo Burnett due ore da pastore, sono sicuro che per riprendersi si metterebbero in malattia per un anno facendo ovviamente smart working.

E tutti i sardi a dire… che figata! I nostri hipster!

MARE E SOUND

L’unica parte che invece trovo giusta è quella dell’onda che si infrange sugli scogli con la didascalia “il nostro sound”. Trovo che sia vera e che tutti noi abbiamo questo suono impresso nella mente fin da bambini. Credo che sia la più giusta perché è la più neutra e quindi più vicina anche a chi sardo non è ma in qualche modo è stato a contatto con il mare.

 

E tutti i sardi a dire… che figata! Il nostro sound!

SURFISTI SOCIAL

Poi per scendere di livello abbiamo una bella tribù di surfisti. Cosa fai? Te ne privi?

Nell’immaginario dei pubblicitari i surfisti sono:

  • Evergreen alla Gianluca Vacchi.
  • Tatuati con tatuaggi tribali.
  • Spettinati dal mare e dal vento.

Indovina come sono rappresentati nello spot? Evergreen alla Gianluca Vacchi, tatuati con tatuaggi tribali e spettinati dal mare e dal vento. L’accostamento “social network – surf” sinceramente non lo capisco ma è un mio limite. Probabilmente sta a significare che invece di passare il tempo sui social la gente dall’anima sarda faccia surf dalla mattina alla sera. In ogni caso essendo finti giovani ci si diverte, che lavorino i vecchi tanto in Sardegna siamo centenari.

E tutti i sardi a dire… che figata! I nostri social!

BIRRA VE NE ABBISOGNA?

Sul finale finalmente vediamo una bella birra con didascalia “la nostra birra”.

E tutti i sardi a dire… che figata! La nostra birra!

PRENDERE ALL’ANIMA

Il frame successivo fa vedere un gruppo di ragazzi che sta bevendo in allegria.

Nell’immaginario dei pubblicitario i ragazzi sardi che non fanno surf hanno queste caratteristiche:

  • Hanno la barba incolta.
  • Cazzeggiano al bar.
  • Le ragazze sono poche, le più devote stanno preferibilmente in casa a fare la calza.

Indovina come sono rappresentati i sardi nello spot? Hanno la barba incolta, cazzeggiano al bar, le ragazze sono poche, le più devote stanno preferibilmente in casa a fare la calza.
Nel gruppo infatti c’è un’unica donna. Si trova molto vicino a un ragazzo, probabilmente sono una coppia.
La ragazza impugna saldamente una bottiglia (elemento fallico) mentre guarda con malizia l’altro uomo, quello di spalle, facendo immaginare un triangolo peccaminoso. Il protagonista, ignaro, che se la beve beato. La didascalia dice “la nostra anima“.

E tutti i sardi a dire… che figata! La nostra anima!

SARDINIA ÜBER ALLES

Nella versione per l’estero c’è pure una bella cavalcata tra le querce da sughero con didascalia “Our Uber”. Probabilmente tagliata perché in Sardegna Uber non c’è. Potevano scrivere “i nostri NCC”. Anche io avrei evitato “i nostri Ape Calessino”.

E tutti i sardi avrebbero detto… che figata! I nostri trasporti!

No dai, questo non lo avrebbero potuto dire.  

CONCLUDENDO

Questo è ovviamente il mio punto di vista, per comprendere il significato segreto dello spot Ichnusa e del perché i sardi ne sono ammaliati. A tutti o quasi lo spot è piaciuto e quindi Leo Burnett ha vinto.

Mi stupisce però che questi messaggi siano sfuggiti a coloro i quali sanno andare al di là di una chiave di lettura semplicistica e banale andando invece a soffermarsi sulla narrazione che oggi ci rappresenta e in cui sembriamo riconoscerci.

Un’ultima riflessione, perché la birra Ichnusa è così profondamente radicata nella cultura sarda? La risposta è semplice e sotto gli occhi di tutti; è l’uovo di Colombo (non il pennuto). Ichnusa è l’unica tra le birre sarde, o destinate alla Sardegna, che fa una comunicazione costante e di qualità. Il payoff “Anima Sarda” è ruffiano, racconta un mondo di emozioni, crea empatia e senso di appartenenza.

Nastro Azzurro (Peroni) ha fatto una bottiglia special edition dedicata alla Sardegna. Come campagna di comunicazione ha puntato sulla bottiglia (che sembra quella di un bitter ma verde).

Ichnusa ha inserito nella bottiglia i quattro mori (elemento fortemente identitario) mentre Nastro Azzurro ha inserito un disegno di quello che dovrebbe essere un nuraghe e invece sembra un forno per fare pizze.

 

 

Mentre Ichnusa entra nel cuore dei sardi Nastro Azzurro cerca di entrare nel portafogli.

Ichnusa ha accesso al cuore e al portafogli di coloro che non hanno compreso il significato segreto dello spot Ichnusa e del perché i sardi ne sono ammaliati. Nastro Azzurro mira al cuore ma sbaglia e bussa al culo.

Adesso, caro lettore, hai scoperto Il significato segreto dello spot Ichnusa.

43 Commenti. Nuovo commento

  • Pur non conoscendoci e pur non avendo fatto lo stesso percorso di studi, abbiamo fatto le stesse identiche considerazioni su quella pubblicità, che vedo (non guardo) sempre con un notevolissimo fastidio. Purtroppo l’immagine che si ha, della Sardegna, è sempre quella stereotipata dai nostri invasori. Una terra bellissima che i sardi non sanno sfruttare al meglio e, quindi, che abbisogna dei colonizzatori. Ho un aneddoto a tal proposito; mie zie (istriane) emigrarono in Australi negli anni ’50 e, sino al 1970, non ritornarono in Italia per far visita al loro fratello, mio padre. Quando sbarcarono qui, si stupirono non poco nel vedere che abitavamo in una città, visto che pensavano abitassimo ancora nei nuraghi (eppure mio padre le aveva informate che, anche se con un po’ di ritardo, il progresso tecnologico era comunque arrivato). Ci ridemmo sopra, ovviamente, ma questo mi fece capire che, per una fetta del mondo, il sardo è meglio rappresentato dallo spot dell’Ichnusa che da una realtà che, comunque, è sconosciuta persino a molti sardi “veraci”.
    Complimenti per la disamina.

    Rispondi
    • Buongiorno Danilo,
      concordo con la sua analisi. Pensi che ho parenti negli Stati Uniti, in California, ebbene l’ultimo ad aver visto la Sardegna era il nonno che lasciò l’isola prima degli anni ’40. Quando i nipoti sono arrivati in Sardegna, qualche anno fa, avevano paura di trovare un mondo arretrato ancora fermo a prima della guerra.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Fabrizio Melas
    20 Settembre 2020 17:58

    Complimenti Lorenzo, condivido pienamente e in tutte le sue parti, la tua analisi dello spot!

    Rispondi
  • Buongiorno Lorenzo,
    trovo interessante la sua analisi, e stimo molto la sua capacità di valutare professionalmente con occhio critico uno spot che anche altre birre stanno provando a copiare come progetto (birra Messina) . Io che ho nelle vene sangue totalmente isolano sia sardo che siciliano posso dire che tra le due pubblicità che vogliano far avere un senso di appartenenza del territorio, tra musiche e immagini, lo spot Ichnusa superi alla grande la concorrente della trinacria. Il mio punto di vista certo resta il mio, ma da utente finale e conoscendo qualcosina dei due territori, la Sardegna che si vede nello spot credo sia davvero un voler far conoscere il duro lavoro e tradizioni che nei secoli hanno portato la Sardegna a essere uno dei posti più amati dal turismo mondiale. La Sardegna non è solo bel mare ma è fatta da persone, che nonostante vivano anche non sempre in fantastiche condizioni, hanno comunque il carattere di quelli che non mollano mai. Che pascolano le greggi ancora nel 2000, che salpano dai porti per recuperare le reti e che alla fine in un momento di totale relax si permettono di bere la loro birra del territorio. Che poi dietro la produzione dello spot ci possano essere compagnie non del territorio ė un’ altro discorso.
    Cordiali saluti illustrissimo .
    Matteo

    Rispondi
    • Carissimo Matteo,
      tu da frequentatore di entrambe le isole hai voce in capitolo per poter commentare i due spot “quasi” da local.

      Il problema però è che tu, non essendo nello specifico “sardo”, non godi di tutti i benefici ma soprattutto di tutte le complicazioni che l’essere nati e cresciuti in quest’isola comporta.

      Ti assicuro che questi stereotipi non portano nessun valore né ai sardi né alla Sardegna. A Ichnusa invece sì, infatti va alla grande.
      Un caro saluto
      Lorenzo

      Rispondi
  • Alessandro Mongili
    17 Settembre 2020 11:03

    Complimenti, la sua analisi è un contributo molto utile per la decolonizzazione del nostro “sardo pensiero”, come si vede anche da molte reazioni quasi incredule rispetto al fatto che il pensiero che ci domina non sia realtà ma costrutto, come tutti i discorsi, e che possa essere decostruito. In questo caso, debba esserlo. Grazie

    Rispondi
    • Grazie Alessandro,
      purtoppo per essere “decolonizzati” è necessario rendersi conto di esserlo e credo che molti sardi non si pongano nemmeno il quesito.
      Anche tra i commenti a questo post ci sono persone che scambiano la consapevolezza per debolezza.

      Sarebbe il caso di iniziare a riscrivere uno storytelling che ci porti valore, chissà che prima o poi non lo si possa fare.
      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Salve. Ho letto con attenzione il suo articolo e , per un po’, ho anche condiviso il fastidio che esprime riguardo alla rappresentazione della nostra isola e della nostra cultura che lo spot veicola……. e la sua analisi mi trova perfettamente d’ accordo. Tuttavia, un’osservazione mi sento di farla…… mi pare che lei abbia analizzato questo spot come se fosse un documentario sulla Sardegna……. e non lo è affatto! È una pubblicità che mira ad estendere il consumo di un prodotto “finto” sardo al di fuori dei confini della nostra isola e, a quel che mi risulta, ha perfettamente centrato l’obiettIvo! La Sardegna compare solo incidentalmente, potrebbe essere qualunque altro luogo in qualunque altra parte del mondo ( eccezione fatta per i nuraghi, quelli lì abbiamo solo noi) …… lo scopo della pubblicità era legare il consumo di birra ad una serie di emozioni…… ed hanno semplicemente usato le immagini e le didascalie adatte per suscitarle. Non volevano minimamente rappresentare la Sardegna, si sono limitati ad usarla per i loro scopi……… questo sì che ė fastidiosissimo! Ma, tant’è, ci siamo abituati…… e continuiamo a permetterlo…..

    Rispondi
    • Gentile Anna Maria,
      concordo pienamente con la sua analisi. Infatti ho espressamente evidenziato che è un prodotto perfetto per i consumatori non sardi.
      Quello che non capisco, e che ho messo in luce, è come possano i sardi sentirsi rappresentati al punto da andarne orgogliosi.
      Per il resto concordo pienamente con lei.

      Buona giornata

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Gentile Lorenzo,
    ho letto con grande interesse la sua analisi. Tali considerazioni hanno suscitato in me alcune riflessioni e la consapevolezza di essere un “distaccato” e poco attento spettatore. Ma non sarà proprio questa la volontà della maggior parte degli spot presenti in TV? Onestamente non intendo assolutamente entrare nel merito della qualità dello spot oggetto della discussione; è uno spot che fa vendere e che migliora ulteriormente l’immagine di una grande azienda, pertanto è un lavoro che avrà sicuramente soddisfatto i dirigenti aziendali!! Sono altresì convinto che lo spot non rappresenti la sardità, ma non riesco a dargli grande importanza perchè ha funzionato con noi, immaginiamo con i “continentali”. D’altronde, e così finisco, sono ancora convinto a 42 anni che siano veramente le marmotte e confezionare la ciccolata della Milka e i nanetti a produrre i wafer della Loacker. Voglio teneremi questa convinzione e non permetto a nessuno di farmi cambiare idea!!

    A parte tutto, la ringrazio per gli spunti e per un’analisi che probabilmente non mette tutti d’accordo, ma che fa riflettere.

    Ale

    Rispondi
    • Grazie Alessandro,
      lo spot è stato un successo sia per le vendite che per il posizionamento della Ichnusa nel resto d’Italia.
      La pubblicità, quella ben fatta come scrive giustamente, fa sognare. Sicuramente quella Ichnusa fa sognare ai continentali un territorio selvaggio ma “accessibile”.

      Una Sardegna comunque arretrata e colonizzabile, dove si entra da padroni e non da ospiti, dove si pretende rispetto ma non si rispetta, come del resto è avvenuto anche quest’estate pur se con meno presenze.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Buongiorno Giampiero,
    i suoi commenti sono graditi ovviamente però se scrive schiocchezze non posso fare a meno di farglielo notare.
    Se mi attribuisce atteggiamenti o comportamenti sulla base di un testo riterrà anche lei che si tratta di pura immaginazione.

    Carissimi saluti

    Lorenzo Saliu

    Rispondi
    • È una pubblicità, non un documentario. A me la pubblicità piace nei significati più generali che può avere. Siamo un popolo resiliente, orgoglioso, ospitale anche se forastico e siamo attaccati alla cultura e tradizioni senza subire troppo il fascino dell’esterofilia e trend di transito. L’altro motivo per il quale mi piace la pubblicità è proprio il fatto che esista e venga diffusa sul territorio nazionale tutto, è l’espansione anche commerciale della Sardegna in questo caso tramite un prodotto con un marchio sardo, che poi faccia parte di un gruppo Olandese non c’entra niente (è come dire, non mi piace più la Nutella perché l’ha comprata la Nestlé, come esempio banale). Per ricapitolare, penso sia una buona mossa commerciale, un piccolo passo per un più che necessario sviluppo economico dell’isola. 👍

      Rispondi
      • Buongiorno Thomas,
        non concordo con la sua analisi, peraltro interessante, ma ne prendo ovviamente atto. Sull’orgoglio sardo scriverò presto un post che spero possa essere di suo interesse.

        Ogni contributo è utile al dibattito e a cercare di portare valore alla nostra isola.

        Un caro saluto

        Lorenzo Saliu

        Rispondi
  • Ho trovato molto interessante questa analisi, a me di questo spot piace molto la fotografia, ammetto però di non essermi soffermata su tutte le altre implicazioni.

    Rispondi
  • Buongiorno,

    non condivido la sua analisi che, senza offesa, mi pare afflitta da un elevato grado di permalosità (per altro caratteristica spesso attribuitaci non a torto).

    L’idea di fondo, che io trovo accattivante, è quella di dare un’immagine di una terra “vera” e legata alle proprie tradizioni, qui intese come valore, attraverso il contrasto con la modernità e le sue frivolezze. Come dicevo trovo la chiave comunicativa interessante oltre che veritiera e rispettosa.

    Infatti, mi pare che nonostante l’ironia i vari stereotipi della Sardegna che vengono usati siano sempre rappresentati con rispetto e aderenza alla realtà: non credo sia motivo di vergogna la rappresentazione dei propri anziani che vestono abiti tradizionali e “fardette” (io sono cresciuto in Barbagia e sono un elemento della mia memoria) o la rappresentazione di un pescatore nei suoi vestiti da lavoro (che lei definisce, in modo che io trovo poco rispettoso, “buffi puffi”).

    In sintesi, dalla sua analisi, se associati alla Sardegna, non vanno bene ne pastori / pescatori / anziani in abiti comuni, ne surfisti tatuati, ne giovani di bell’aspetto con un filo di barba. Cosa rimane? La non rappresentazione della Sardegna per non suscitare la suscettibilità di alcuni sardi?

    Da ultimo, credo che si possa soffrire di senso di inferiorità anche essendo avendo una propria società e lavorando per clienti americani. Forse ancora di più, per vergogna di far vedere da dove si viene a persone che si crede non lo possano capire ed apprezzare.

    Cari saluti

    Rispondi
    • Buongiorno Giampiero,
      il fatto che non condivida la mia analisi (cosa peraltro gradita in quanto non credo di essere depositario di nessuna verità) non significa che mi conosca al punto da definirmi “permaloso”, atteggiamento questo che è molto lontano dalla mia natura e comunque indice di poca intelligenza.

      Capisco e apprezzo il suo punto di vista anche se non lo condivido. Una rappresentazione della Sardegna e della sardità è possibile senza dover ricadere nello stereotipo. Ciò non significa che il pastore o il pescatore non debbano essere rappresentati in quanto tali, contesto la visione che ricalca l’idea di una Sardegna povera e arretrata culturalmente.

      Quello che invece trovo insopportabile, ma comunque aderente alla deriva sociale in cui ci troviamo, è quello di trovare un escamotage per insultare chi esprime un pensiero discordante dal proprio.

      Lei mi attribuisce, arbitrariamente, un senso di inferiorità che addirittura mi porterebbe a nascondere le mie origini. Solo il Covid e l’impossibilità di potersi spostare ha impedito ai miei clienti di essere miei graditi ospiti nella nostra bellissima Sardegna che grazie a me conoscono e apprezzano (non grazie a Lei né allo spot Ichnusa). Ma lei questo non poteva saperlo e allora si è sentito autorizzato a scrivere delle schiocchezze.

      A questo link può valutarle senza ambiguità.

      Cordiali saluti e grazie per il suo contributo.

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
      • Buonasera Lorenzo,

        credo sia utile chiarire un fraintendimento che le ha fatto pensare ad antipatiche derive e l’ha fatta reagire da padrone di casa poco cortese attribuendomi delle sciocchezze.

        Io non la conosco al di la delle poche parole scritte da lei che ho letto in questa sede quindi non mi permetto di attribuirle nulla. Commentavo una sua affermazione precedente circa l’impossibilità di sentire un senso di inferiorità per un “amministratore di una società di comunicazione e marketing che ha clienti in Sardegna, in “continente”, in Svizzera, in Spagna e negli Stati Uniti”. Niente di più.

        Spero di averle reso il mio precedente commento più sopportabile.

        Cari saluti

        Rispondi
        • Buongiorno Giampiero,
          i suoi commenti sono graditi ovviamente però se scrive schiocchezze non posso fare a meno di farglielo notare.
          Se mi attribuisce atteggiamenti o comportamenti sulla base di un testo riterrà anche lei che si tratta di pura immaginazione.

          Carissimi saluti

          Lorenzo Saliu

          Rispondi
          • Caro Lorenzo evidentemente scrive con molta leggerezza e legge con poca attenzione.

            La saluto

          • Caro Giampiero,
            per lei insultare è evidentemente un modo per sentirsi importante.
            Mi fa piacere poterle essere d’aiuto.

            Cordiali saluti.

  • Gilberto Marras
    15 Settembre 2020 10:28

    Gentile Lorenzo,
    io penso invece che nello spot ci siano delle forzature volute e per me abbastanza azzeccate che fanno leva su due punti nodali:
    1) le immagini che sfilano pongono l’accento sulla vita reale contro forzature dell’immaginario o peggio dell’immaginifico sociale… le scorro:
    – il Nuraghe è stato vero, dominante, simbolo di pace e potenza… il loft è quella cosa dove si accomodano i perditempi… (abbiamo sentito la parola loft con riferimento ai salotti della politica dentro le sedi nazionali dei partiti…)
    – Il pastore è vero… siamone orgogliosi e lo si contrappone ad una figura, quella del hipster, che neanche si sa bene così o chi sia…
    – Sul sound hai già detto, secondo me correttamente.
    – Sui pescatori… io ci sono stato a bordo di piccole imbarcazioni che pescano, fanno anche pesca turismo, fanno più tappe per pescare in diversi punti… in ogni caso quella che si vede è ancora un’immagine romantica, forse del passato, che però le genti di Sardegna hanno incarnato… è in ogni caso un’immagine vera.
    – I surfisti… è il confronto tra la potenza del mare e lo spirito di libertà delle nostre genti… a Milano, ai Navigli, non ne vediamo di surfisti… tanto meno sui social network si vive quella libertà…
    – Sull’interpretazione del gruppo dei giovani intorno al tavolo…
    Dai! Anche il simbolo fallico ?!?
    Capisco tutto, ma proviamo a immaginare quando a 30 anni ci siamo ritrovati intorno ad un tavolo a vivere il tempo senza pensare al lavoro a tutti i costi… è un senso di libertà (scrive uno che lavora 12 ore al giorno…)
    È il senso di un’altra civiltà…
    Onestamente, non condivido la tua analisi, pur preziosa perché mia ha fatto riflettere.
    In conclusione, il secondo elemento: io ho visto spirito di libertà e del bello che non si può più nascondere… rivalsa dell’immagine della Sardegna…
    Il messaggio è ovviamente commerciale oltre che identitario:
    “Venite a bere l’anima sarda!
    Alimentatevi del mito!”

    Rispondi
    • Caro Gilberto, grazie per il tuo contributo, non banale e motivato da solide argomentazioni.
      Questo spot fa discutere, nel bene e nel male, e come tutte e cose che creano dibattito offrono alle persone la possibilità di confrontarsi e guardare sotto diversi punti di vista lo stesso tema.
      In ogni nostra percezione del mondo che ci circonda c’è il nostro vissuto. Diamo diverso significato all’oggetto immediato (vedi frame dello spot) sulla base della nostra esperienza.
      Ancora oggi dopo millenni si sommano le diverse interpretazioni della Bibbia, noi più prosaicamente ci confrontiamo con un prodotto pubblicitario di indubbio successo.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Tutte le maestranze per la maggior parte sono sarde la birra è l’unica del gruppo ad essere prodotta in Sardegna . .
    A me lo spot piace… È questione di punti di vista che comunque rispetto…

    Rispondi
  • Mai lette tante idiozie tutte insieme. Ognuno può interpretarla come vuole ma è alquanto imbarazzante voler vedere per forza una minimizzazione o umiliazione della cultura sarda in qualsiasi cosa venga fatta dai “non sardi”. Di solito questi exploit sono tipici di chi possiede grossi complessi di inferiorità.

    Rispondi
    • Piola, questo è il suo punto di vista, devo dire molto superficiale io almeno mi sono impegnato :-).

      Se mi conoscesse almeno un po’ saprebbe che il complesso di inferiorità è un concetto a me totalmente sconosciuto. Ho la fortuna di essere amministratore si una società di comunicazione e marketing che ha clienti in Sardegna, in “continente”, in Svizzera, in Spagna e negli Stati Uniti pur mantenendo la sede sociale a Oristano.

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  • Grandissima analisi . Bravo. Che gli stabilimenti siano in Sardegna ha poca importanza se si è in mano ad una multinazionale olandese (notoriamente belve spietate dal punto di vista economico e commerciale Gli olandesi )senza anima e senza scrupoli( che ha uniformato i gusti di tutte le birre dei marchi proprietari) pronta a farti fuori per un decimale di fatturato. Lo spot da l’idea che un milanese ha della Sardegna . Non c’è nessuna anima sarda in quello spot. Qualcosa di simile anni fa lo spot di una famosa marca di liquore “Mirto” , la Sardegna e i sardi visti comunque come giocattoli dei continentali .

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    • Grazie Antonello, probabilmente si riferisce allo spot assolutamente dimenticabile di Zedda Piras.

      Ha pienamente ragione solo che a differenza dello spot Ichnusa quello Zedda Piras era pure brutto 🙂

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  • L’accostamento surf/social dipende dal fatto che in inglese ‘navigare in internet’ si dice ‘surf the web’ come a dire che qui si fa davvero surf in compagnia e non si sta isolati su internet. Credo

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  • Ciao, c’è uno spot simile come dinamica, non so se fatto dalla stessa agenzia, con la birra Messina che fa capo allo stesso gruppo. L’aggravante in questo caso è che dopo aver esaltato la peculiarità dei sapori della Sicilia, Heineken la produca in Puglia. Consoliamoci con i posti di lavoro, meglio birra che mine antiuomo

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    • Sandro, lo spot a cui ti riferisci è stato realizzato da un’altra multinazionale, la Armando Testa.
      Lo spot è stato fonte di dibattito in Sicilia e non mancano le voci negative.
      A me a livello semantico piace molto di più rispetto a quello Ichnusa, ci vedo rispetto verso i siciliani e la Sicilia ma non essendo un figlio della trinacria potrei prendere delle cantonate.

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    • Vorrei capire la scelta di comunicazione del sonoro. Appena parte ti aspetti il prete di periferia, la famiglia bisognosa e l’8 x 1000.

      Per capirci, neanche uno scacciapensieri né una bella mora col vestito a pallini. Noi sardi, se non mettiamo il nuraghe con le launeddas stiamo male.

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  • Sul nuraghe sarei ancora più scettica.. Se lo paragonano al “nostro” loft (inteso come unico ambiente), ci stanno dicendo che siamo ancora molto indietro.. Che la nostra abitazione è quella.. Ci stanno catalogando nell’età nuragica appunto..

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  • Grazie mille Lorenzo, per avermi realmente aperto gli occhi su uno spot, che già di per sé non mi entusiasmava. Da sarda sardissima, mi trovi pienamente d’accordo con il tuo pensiero!!
    La Sardegna è una bellissima terra antica che porta con sé delle culture bellissime, e chi non apprezza noi sardi, non apprezza neanche la Sardegna!

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    • Silvia, mi piacerebbe tantissimo lavorare sul concetto di sardità da comunicare al mondo. Credo sia impossibile, la Regione di solito affida questi lavori a registi che per quanto bravissimi nel loro mestiere non sono dei pubblicitari. A parte l’ultimo spot che è al livello dell’attuale giunta regionale, abbiamo avuto dei bei film capaci di tutto tranne di portare un reale valore alla Sardegna.

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  • Comunque i surfisti sono veri e hanno una scuola di surf a porto ferro (Ss).
    E si, è vero che il marchio è olandese ma gli stabilimenti e gli operai sono rimasti in Sardegna.
    Per il resto sono d’accordo sull’analisi che è certamente condivisibile.

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    • Ciao Cristina, grazie per il tuo contirbuto.
      Non metto in dubbio che siano veri. Io ho parlato della rappresentazione classica del surfista per il pubblicitario. Pure io avrei optato per quei canoni estetici se avessi dovuto fare uno spot sui surfisti.
      Per quanto riguarda stabilimenti e operai hai ragione (sulla dirigenza non so che dire), resta il fatto sta che la proprietà è straniera. Il lavoro di comunicazione è sempre affidato ad agenzie internazionali che non conoscono la Sardegna ma sicuramente conoscono i sardi.

      Un caro saluto.

      Lorenzo Saliu

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