Martina Smeraldi testimonial dell’Old Square di Cagliari.

Ieri mi hanno inviato il link a uno spot video dell’’Old Square con Martina Smeraldi che sta facendo molto discutere qui in Sardegna. Moltissimi commenti, questa mattina (21 settembre 2020) erano più di 1.500, le condivisioni più di 1.300 e le reazioni più di 2.000. Insomma un vero successo.

 

L’Old Square di Cagliari, una birreria storica che, come molte piccole aziende, cerca di farsi luce attraverso la creazione di messaggi pubblicitari che riescano a fare la differenza tra popolarità e anonimato.

Come anticipato lo spot ha come protagonista Martina Smeraldi, nome d’arte di una giovanissima ragazza di Cagliari che ha dedicato le sue energie al cinema porno debuttando proprio grazie a Rocco Siffredi.

Martina Smeraldi e il panino

Come tutte le cose che fanno discutere, le fazioni tra favorevoli e contrari sono spesso dettate dalla spinta emotiva e non da un ragionamento più approfondito. Generalizzando possiamo affermare senza tema di smentita che la maggior parte delle donne non ha apprezzato lo spot mentre una parte rilevante degli uomini sì. Escludiamo i commenti delle persone vicine o interne al progetto in quanto poco utili.

Lo spot in questione, da qualche distratto utente di Facebook definito “geniale”, ricalca i canoni triti e ritriti dell’accostamento cibo-sesso. Quindi partiamo dal presupposto che di geniale in questo spot non c’è nulla, né l’idea né il presunto carattere di novità. Sostanzialmente da un punto di vista prettamente pubblicitario si tratta di un salto indietro nel tempo di almeno trent’anni.
Già le patatine Chips avevano utilizzato lo stesso schema con la figura ben più autorevole in fatto di porno ovvero Rocco Siffredi. Lo spot, giustamente criticato, poneva la figura dell’uomo come dominante rispetto a una rappresentazione della donna sottomessa sia fisicamente che psicologicamente.

In questo caso Rocco Siffredi rivelava una capacità di ironia che riusciva a stemperare la negatività del messaggio e il copy (ovvero il testo dello spot) era scritto in maniera magistrale.

Qui casca il primo asino dello spot che analizziamo oggi, l’ironia. Lo spot dell’Old Square con Martina Smeraldi è un omaggio, voglio essere buono, a quello delle patatine Chips. Quello che fa la differenza è la personalità e la storia degli interpreti.
Mentre Rocco Siffredi è arrivato a fare uno spot ironico a fine carriera nel mondo del porno e dopo aver dimostrato di avere qualità che vanno ben oltre la sola prestanza fisica la protagonista dello spot Old Square, Martina Smeraldi è infatti all’inizio della sua carriera.

Chi ha potuto vedere le interviste che ha rilasciato alle televisioni locali o che girano su Internet (vedi qui) può valutare da sé l’immaturità di una ragazza che non ha i mezzi e in ogni caso la personalità per poter diventare la versione ironica di sé stessa (leggi giocare sul personaggio ribaltando i ruoli da oggetto a soggetto). 

Ecco che in quest’ottica tra l’Old Square e Martina Smeraldi non c’è trasferimento di valore, si tratta di un mero scambio privo di coinvolgimento e dove l’attrice non fa parodia ma si comporta con un panino allo stesso modo con cui farebbe con l’oggetto principe della sua attività di attrice porno.

Lo stesso copy, che descrive un panino con termini del tipo “morbidezza tutta da palpare”, accompagnata a livello visivo dalle moine della Smeraldi, associa senza ambiguità il proprio panino al cazzo.

Martina Smeraldi e il panino

Detto ciò non mi interessa il dettaglio, se l’Old Square Burger essendo “la massima rappresentazione del food porn” vuole tramettere l’idea che i propri panini abbiano l’additivo “gusto sperma” sono problemi loro. Lo spot tra l’altro a livello visivo è fatto molto bene il che stempera la delusione di vedere nella produzione professionisti di cui ho grande stima.

Quello che contesto è la povertà culturale che implica questo tipo di narrazione dove la presenza femminile diventa puro oggetto ad uso e consumo di un pubblico prevalentemente maschile che gode in maniera pecoreccia a ogni smorfia della protagonista.

Martina Smeraldi e il panino

Nello spot manca il colpo di scena, il momento in cui la Smeraldi, da pezzo di carne che pubblicizza un pezzo di carne, ha la sua riscossa e si prende la scena. Invece no, parte mignotta e arriva mignotta. Non c’è possibilità di salvezza o di riscatto.

Questo spot non si limita ad usare la figura della donna, addirittura ne abusa. Si tratta di una violenza gratuita diretta a tutte le donne mascherata da presunta ironia. La voce “over” è infatti maschile, dominante e guida una donna priva di carattere e volontà pronta a conformarsi alle richieste dell’uomo fuori campo.

Qui si è sdoganata l’associazione “disponibilità sessuale” e “donna che mangia” . Questo molte donne lo hanno capito, esprimendo il  proprio dissenso sulla pagina del pub.
Invece molti uomini non lo hanno capito essendo nello spot soggetti dominanti, come succede nella narrazione del film porno (i cui fruitori sono spesso soggetti non scopanti) dove l’uomo non si limita a possedere la donna ma deve anche umiliarla e possibilmente farle male.

Queste sono le ragioni che mi hanno spinto a dire la mia su uno spot di cui non si sentiva la mancanza.

Come sempre accade in questi casi, i fans dello spot non prendono minimamente in considerazione le critiche altrui. Al contrario all’offesa aggiungono offesa tacciando le voci contrarie, specie femminili, di incapacità cognitiva: non avete capito lo spot, era ironico, è strategia di marketing e altre amenità di questo tipo.

Cari signori, spiegare uno spot è come spiegare una barzelletta: è inutile e non fa nemmeno ridere.

Tra tuti i commenti cito questo che mi è particolarmente piaciuto di Michele Mancosu Fois: Da Old Square a Old Squirt … in un attimo…

La cosa che proprio non digerisco è la leggerezza con cui gli organi di informazione parlano dello spot. Il giornalista Marcello Zasso racconta il fatto nelle pagine online del SardiniaPost.

Martina Smeraldi e il panino

La pagina online di Sardinia Post.

Già dal titolo il giornalista orienta la percezione dello spot ai propri lettori: Attrice porno, hamburger e doppi sensi: successo e critiche per lo spot del pub. Mettendo per prima la parola “successo” rispetto alla parola “critiche” il giornalista crea da subito una priorità, il successo ha la meglio sulle critiche. Quindi è evidente che al giornalista lo spot piace.

Articolo Sardina Post

L’articolo di Marcello Zasso.

La frase successiva invece non coglie l’essenza di uno spot pubblicitario ma si limita al luogo comune: l’obiettivo di uno spot pubblicitario è quello di guadagnare visibilità e far arrivare il messaggio a più utenti possibile. 

Niente di più sbagliato, l’obbiettivo di uno spot pubblicitario è di dare valore all’oggetto reclamizzato, né più né meno. Tutto il resto è aria fritta destinata a spostare l’attenzione non sul prodotto ma sulla polemica.

Siamo sempre nel grande equivoco del “l’importante è che se ne parli” come se il dibattito intorno ad un argomento sia garanzia di successo. Faccio un esempio, se migliaia di utenti dicessero che una determinata testata giornalistica è una merda non è che ci sarebbe la fila a fare gli abbonamenti.

In questo articolo stupisce l’assoluta mancanza di critica (non solo negativa ovviamente). Sarebbe stato bello da parte dell’autore un approfondimento invece assistiamo a un articolo che non aggiunge nulla al dibattito e che orienta il favore dell’articolista solo attraverso la lettura del titolo. La stragrande maggioranza delle persone che si fa un opinione su un determinato tema solo leggendo il titolo. Nel mio post sulla critica allo spot Ichnusa ho ricevuto molti complimenti da persone che non hanno letto l’articolo e pensano sia un articolo a favore di quel tipo di narrazione.

Mi piacerebbe conoscere in tal senso il parere di giornaliste di prim’ordine presenti nello staff di Sardinia Post.

La redazione avrebbe dovuto assegnare questo articolo a una donna, la “parte lesa”, invece di assegnarlo a un uomo che anche se avesse avuto le migliori intenzioni. Infatti, difficilmente si sarebbe potuto calare nelle vesti di una donna che quando addenterà il suo panino avrà gli occhi addosso di qualche idiota che evangelizzato dallo spot Old Square si sentirà autorizzato ad associarla a una attrice del porno nell’esercizio delle sue funzioni.

Buon panino a tutte.

Lorenzo Saliu

Ritratto del dottor Lorenzo Saliu.

L’autore dell’articolo.

15 Commenti. Nuovo commento

  • Stefano Cortis
    22 Settembre 2020 22:35

    Ciao. Rispetto a quale ordine di grandezza hai definito l’Old Square “come molte piccole aziende”?

    Rispondi
    • lorenzo saliu
      23 Settembre 2020 8:50

      Caro Stefano,
      la definizione “piccole aziende” (o meglio piccole imprese, ho usato il termine che impropriamente viene utilizzato nel linguaggio corrente come sinonimo) è come credo sappia (se non lo sa lo apprenderà volentieri in questo momento) riferita alle aziende con meno di 50 dipendenti e un fatturato inferiore ai 10.000.000 di euro. Mi pare che l’Old Square rientri in questa categoria. Nel caso non lo fosse si tratterebbe di una “media impresa” con meno di 250 dipendenti e un fatturato massimo di 50.000.000 di euro.

      Credo che comunque ai fini della comprensione dell’articolo la differenza tra piccola o media sia irrilevante ma mi fa piacere che ci siano lettori così attenti e quindi la ringrazio per il suo contributo.

      Cari saluti

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
      • Stefano Cortis
        25 Settembre 2020 18:34

        Grazie per la precisazione.
        Scusi se le ho dato del tu.
        Mi ero confuso perché, leggendolo così, “piccola azienda” sa più di giudizio personale che di classificazione delle imprese.
        Il resto è tutto chiaro, grazie ancora per il chiarimento e per avermi definito un attento lettore.

        Rispondi
  • Sempre massima stima per i tuoi articoli
    Daniele (Batmad)

    Rispondi
  • Michele Mancosu Fois
    21 Settembre 2020 21:16

    Onorato della “minzione”… lo spot fa discutere eccome. Ognuno gioca la sua parte, che poi ci si debba misurare con il mercato non vè dubbio. Inalzando il concetto, Gucci ha breve tempo fa giocato la carta dello stupore. Io credo che (limitazioni d’esempio permettendo) entrambi abbiano usato la carta dello stupore commerciale, in questo caso penetrare l’opinione della gente. Ci sarà certamente un impennata di una clientela non abituale e una inevitabile (minima) flessione di quella abitudinaria. Saluti.

    Rispondi
    • lorenzo saliu
      22 Settembre 2020 9:53

      Caro Michele,
      io credo invece che le ripercussioni sul locale siano negative. Lo spot ha fatto letteralmente imbufalire tutto il pubblico femminile che difficilmente avrà piacere, almeno nei primi tempi, ad essere associata alla figura della donna “oggetto”.
      Credo sia stata un’operazione maldestra gestita maldestramente.

      Un caro saluto

      Lroenzo Saliu

      Rispondi
  • A me sa tanto di “Quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba” da parte vostra.
    Oltretutto definire mignotta una che svolge un LAVORO mi pare molto più una caduta di stile che uno spot del genere.

    Rispondi
    • Carissimo Marco,
      dal momento che pone delle accuse di presunta “gelosia” sarebbe stato il caso di mettere nome e cognome invece di nascondersi dietro uno pseudonimo ridicolo (spawnm!!!).

      Io sono comunque democratico e approvo tutti i commenti, finché si rimane nei limiti dell’educazione ovviamente e finché mi fa piacere.

      Lei parla di Volpe e di Uva presupponendo che mi sia messo a scrivere un post per “gelosia”. Per sua informazione un nostro video ha totalizzato in poco meno di un mese più di 50.000 visualizzazioni e un numero infinito di commenti tutti positivi. Il video deve portare valore al cliente, non renderlo ridicolo.

      Per quanto riguarda la “caduta di stile” (partendo dal presupposto che sappia di cosa si tratta) dimostra invece di non aver capito. Riporto la mia frase “Nello spot manca il colpo di scena, il momento in cui la Smeraldi da pezzo di carne che pubblicizza un pezzo di carne, ha la sua riscossa e si prende la scena. Invece no, parte mignotta e arriva mignotta. Non c’è possibilità di salvezza o di riscatto”. Se ha gli strumenti per capire è ovvio che il termine “mignotta” non è riferito alla Smeraldi in quanto persona ma alla rappresentazione del personaggio che le viene attribuita dal video.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Analisi che condivido in toto. Grazie.

    Rispondi
  • Analisi assolutamente accurata, precisa, esaustiva.
    Grazie.

    Rispondi
  • Alessandro Fulvio Bordigoni
    21 Settembre 2020 13:43

    Vorrei specificare che il mio nome, presente tra le “reactions” di una delle foto, era associato a una reazione negativa che, essendo in minoranza, non rientra tra le prime tre.

    Rispondi

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