Carbonia è ufficialmente brutta.

Carbonia è ufficialmente brutta, lo è per tutti i lettori del Venerdì di Repubblica e per gli abbonati di Repubblica online.
In questo articolo si inaugura il City Shaming, ovvero l’atto di deridere una città per il suo aspetto (e di conseguenza deriderne pure gli abitanti).
Anche chi non conosceva Carbonia oggi può farsi un’idea sulla suggerita misera condizione in cui versa questa disastrata città, abitata da nugoli di disoccupati che si aggirano sfaccendati per le strade. Povere larve che rasentando i muri per la vergogna cercano gli angoli più ombrosi per nascondersi. Come vampiri sono pronti a succhiare il sangue a chi invece lavora, produce e soprattutto vive in posti belli come appunto non lo è Carbonia.

Carbonia è quindi un posto squallido, dove anche le strade dritte diventano motivo di ilarità solo perché non ci sorprendono con un improvviso slargo.
Tutti sanno che un improvviso slargo genera sorpresa e suscita meraviglia.
Esistono luoghi dove gli improvvisi slarghi attirano comitive di turisti giapponesi che scattano milioni di fotografie da condividere sui social.

Di seguito l’articolo come appare nella versione online e leggibile gratuitamente fino ai puntini di sospensione.

La web page a lettura gratuita sul sito di Repubblica.

Piazza Roma a Carbonia (sopra la foto su Repubblica trattata per imbruttire la piazza, sotto un’immagine più realistica).

Il merito di questa promozione è tutto di una donna, purtroppo sarda, purtroppo giornalista: Gabriella Saba.

Gabriella Saba

Venerdì di RepubblicaChe l’articolo sia tendenzioso si comprende dal fatto che la giornalista conosce le attività culturali di Carbonia, ma le minimizza per dare forza alle sue argomentazioni fallaci. 

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

Quello che disturba è la sufficienza che emerge già dalle prime righe.

“Bella non è”; sulla base di quali criteri? Se sono soggettivi va bene ma oggettivamente la giornalista è in errore dal momento che la nostra città è vincitrice della seconda edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa con il progetto “Carbonia Landscape Machine” .

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

“L’economia, lasciamo stare”; queste righe sono violente e rivelano profondo disprezzo per gli abitanti liquidati come manica di fannulloni specchio riflesso di una città senza speranza. Lasciamo stare cosa? Lo sa la giornalista quali sono le reali motivazioni per cui quello del Sulcis Iglesiente è il territorio più povero d’Italia. Ma lo aggiunge dopo, sempre con lo stesso schema da bastone e da carota, aggiungere per poi sottrarre.

Anche il mare, cartina tornasole tra un luogo bello e uno brutto, è a ben “venti chilometri di distanza”. Troppo lontano da raggiungere per trogloditi che non possiedono neppure un velocipede seppur sgangherato.

E poi chi se ne frega se l’area archeologica di Sirai è a due passi, se l’importantissimo nuraghe Sirai è praticamente dentro il centro abitato, unica testimonianza in Sardegna di coabitazione tra nuragici e fenici.

Chi se ne frega se le “fila di casette tutte simili” e la planimetria definita “elementare” rappresentano il punto più alto dell’architettura razionalista fascista ideata dagli architetti Gustavo Pulitzer-Finali e Ignazio Guidi che purtroppo non sono vissuti tanto al lungo da prendere lezioni da una giornalista freelance.

Venerdì di Repubblica CarboniaContinuando nell’articolo si scopre che la piazza Roma è enorme e spoglia. Questo è vero, è enorme perché è nata col preciso scopo di raccogliere molta gente. Guardando le foto o i filmati dell’inaugurazione della città, alla presenza del Duce, la piazza era stracolma. Questo richiedeva il periodo storico, luoghi di aggregazione di massa.

Oggi ci godiamo quella piazza enorme e spoglia insieme ai nostri bambini. Se la giornalista avesse fatto una gita serale avrebbe visto decine di piccoli sfigati di Carbonia godersela da matti correndo e rincorrendosi incuranti di quel “panorama desolante”.

Però le panchine ci sono, poche in pietra ma ci sono. C’è anche qualche albero. Il resto è bugia (sotto alcune delle panchine il resto delle panchine lo trovate nella galleria immagini a fondo pagina)

Panchine di piazza Roma

“Gran parte dei sardi sono saltati sulla sedia quando hanno letto di Carbonia, unica città sarda a essersi candidata a capitale della cultura”. Quali sardi? Io sono sardo e non ho visto nessuno indignarsi o quantomeno saltare sulla sedia a una notizia così sconvolgente. La cosa sconvolgente, semmai, ma la giornalista non lo mette in luce, è che Carbonia sia stata l’unica a candidarsi e invece non lo abbiano fatto le altre.

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

“Una concezione così gerarchica cha alcuni storici parlano di apartheid mentre per altri quell’abitato era solo squallido”. La giornalista si compiace a squalificare la città usando aggettivi come “squallido” tutto per definire una città che, ripetiamo, è figlia del suo tempo. A Carbonia c’erano case per operai, dirigenti e gerarchi. E anche prigioni.
Le case degli operai, caso unico nella storia dell’umanità, erano più piccole rispetto a quelle dei dirigenti e quelle dei dirigenti più piccole rispetto a quelle dei gerarchi. Mio nonno, che ebbe in sorte una casa operaia, ne fu felicissimo e non si pose mai il problema se il dirigente avesse o meno metri quadri in più. Ci visse, al pari di moglie e figli, alla grande. Oggi i tempi sono fortunatamente cambiati e un operaio dell’EurAllumina abita in case sostanzialmente simili a quelle di Briatore.

“Era l’impostazione a essere triste, e quelle strade che portavano alla miniera (Serbariu, si chiamava) senza uno snodo, senza una distrazione”.
La miniera si chiama (non si chiamava), miniera di Serbariu ed è oggi l’importantissimo museo della Grande Miniera di Serbariu. Un sito da più di 20.000 visitatori all’anno.
Qui la giornalista non ha capito, per l’ennesima volta, che Carbonia è nata per la miniera. Quelle strade dritte servivano ad agevolare il trasferimento dei minatori dalle proprie case (definite in modo miserabile “tristi”) al luogo di lavoro nel minor tempo possibile a piedi o in bicicletta (all’epoca non esistevano i pulmini aziendali o le auto di proprietà).
Immaginatevi la stupidità di creare uno snodo, una distrazione, così, a cazzo, in modo che il minatore dopo essersi fatto il culo come un secchio avesse voglia di fare strada in più, per distrazione.

Minatore di Carbonia a fine turno ansioso di trovare uno snodo per rallegrare il suo percorso verso casa.

Poi si arriva al punto in cui rivela che la giunta Cinque Stelle punta alla cultura mentre sono decenni (che io ricordi dai tempi compianti di Tore Cherchi che fu Sindaco dal 2001 al 2010) che si cerca di fare altrettanto. Il fatto che anche l’attuale giunta lo faccia è la dimostrazione che Carbonia e la cultura hanno un legame indissolubile a prescindere dal partito di maggioranza.

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

In chiusura, finalmente, si cita il festival di cui ho già parlato e il master del paesaggio, ma con vergogna e senza enfasi.

“Il bar sembra la versione sulcitana di un bar di Hopper, sedie di plastica in un paesaggio desolato”. Credo che in questo caso la giornalista abbia voluto dire “sembra la versione sulcitana di un bar in un dipinto di Hopper” altrimenti il carboniese acefalico tipico potrebbe pensare che Hopper sia una catena di locali in stile Hard Rock Cafè.

Comunque, mi domando e dico, stiamo parlando di Bacu Abis, un piccolo centro di 1.673 abitanti, cosa dovrebbe esserci? La tour Eiffel? La ruota panoramica di Cagliari? Il cartonato di Chessa?

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

Nella frase successiva troviamo una frase della Sindaca di Carbonia, Paola Massidda “arrivavano da settanta città diverse e avevano creato una città cosmopolita. Ora, cosmopolita è una parola grossa…” ecco che la giornalista bacchetta pure la Sindaca che invece ha espresso, a mio avviso, una concetto giusto. Carbonia , nel 1938, era cosmopolita se intendiamo per cosmopolita “che è abitato o frequentato da persone di nazionalità diverse, assorbendone i caratteri: un ambiente c.; città c., città in cui ai costumi nazionali e regionali si sovrappongono caratteri universali per l’affluire di gente da ogni parte del mondo (Treccani)”. Ritorniamo al periodo storico in cui la città fu creata, non oggi che col senno di poi hanno ragione anche gli asini. Un veneto degli anni ’30 non condivideva neppure il linguaggio con un sardo o un siciliano, erano mondi diversi destinati a unirsi in nome di un lavoro e di una speranza per il futuro.

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

Poi arriviamo al punto dei pipponi in cui i giovani affermano che la loro città non offre niente e che fa ovviamente schifo. Sfido la giornalista a trovare un giovane contento della propria città (o paese) specie se periferica o addirittura sarda.

“L’unica persona che conosco a cui piace Carbonia è mia madre, ride l’oristanese Carla Perra”. Caso vuole che io viva ad Oristano e quando penso alle vestigia (poche) del periodo Giudicale sommerse da orrendi palazzi anni ’70 mi chiedo “Cazzo avrà da ridere Carla Perra? “. Che tristezza apprendere che Carla Perra è la dirigente del sistema archeologico museale della città ed è la prima a deriderla.

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

Nel finale, finalmente la giornalista si ricorda del buono che abbiamo, ma lo fa a modo suo. Da una parte da (carota) e dall’altra toglie (bastone). Ci passa pure l’assessore all’urbanistica Luca Caschili secondo cui  Carbonia è un “non luogo”, una città dalle ali tarpate che si guarda l’ombelico..:”.  Dopo più di quattro anni di amministrazione Cinquestelle evidentemente l’assessore aspetta tempi più propizi quando Carbonia sarà capace di alzare al testa e smettere di guardarsi la pancia. Tempi in cui non ci sarà più lui evidentemente. Quei tempi più propizi stanno per arrivare e si chiamano elezioni del 2021 (in ogni caso consiglio all’assessore una lettura del libro “Nascita della società in rete” di Manuel Castell per capire esattamente cosa sono i non luoghi).

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

Il finale è da pietra tombale quando afferma che “il sardo alla povertà architettonica è abituato…”  quanta miseria di pensiero in queste parole false come l’articolo che ho appena commentato. Il sardo non è abituato a nulla di diverso rispetto a calabresi, siciliani, liguri o piemontesi. E neppure lombardi. La povertà architettonica è figlia di interessi, di ignoranza e di scelte politiche non di un popolo.

Ma si sa, Carbonia è ufficialmente brutta.

Spero che il Sindaco faccia sentire la sua voce, nell’articolo c’è la sua foto, i suoi virgolettati e questo articolo ha l’imprinting istituzionale.

Ringraziamo la giornalista per l’ottima pubblicità e per lo splendido lavoro che distrugge gli sforzi degli operatori turistici, culturali e di chi a Carbonia vive e lavora.

Venga a trovarci perché, anche se non è esattamente una nostra amica, la accoglieremo comunque a braccia aperte.

Ritratto del dottor Lorenzo Saliu.

Questo sono io, Lorenzo Saliu, autore dell’articolo. Brutto come solo un carboniese è capace di essere. Nipote di minatore, picconatore da tastiera, fiero residente in via Balilla a Carbonia.

Vi lascio una galleria di panchine di piazza Roma e delle brutte immagini della brutta città di Carbonia.

24 Commenti. Nuovo commento

  • Luca Caschili
    2 Ottobre 2020 12:41

    Buongiorno a Tutti,
    come preannunciato a Lorenzo, che ho avuto modo e piacere di conoscere di persona e che ringrazio, allego il link della lettera, ospitata nella pagina Facebook della Sindaca Paola Massidda, scritta in risposta a quanto pubblicato il 25.09.2020 su “il Venerdì” di Repubblica.

    https://www.facebook.com/1194514077234008/posts/3626371377381587/?extid=0&d=n

    Grazie ancora a Lorenzo per l’ospitalità e a chi vorrà dedicare un po’ di tempo e attenzione al mio scritto.
    Saluti
    Luca Caschili

    Rispondi
    • lorenzo saliu
      2 Ottobre 2020 13:47

      Grazie Luca,
      anche per me è stato un piacere incontrarci e chiarire molti aspetti ambigui di questa vicenda.

      Il tuo commento è ora fruibile ai lettori.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Giovanni Pelessoni
    29 Settembre 2020 17:05

    Che dire, dopo aver letto: quanto scritto, su Carbonia, dalla giornalista Gabriella Saba, e pubblicato sul “Venerdì” di “Repubblica”, e i commenti, nel merito dell’articolo della su citata giornalista: di Luca Saliu, di cui ho apprezzato la sua ironia, che, seppure, da me ritenuta puntuale, giudico essere sprecata, se messa a confronto col livello culturale del citato articolo che considero essere infimo; di Tore Cherchi che, avendo voce in capitolo, e avendo contribuito ad aggiungere “un certo carattere” a un città lo aveva, già alla nascita, ed era figlio delle necessità per cui fu edificata, ha tenuto a fare alcune precisazioni sulla città, delle quali tener conto affinché chi non la conosca (la città), sia che ci abiti, sia che non vi risieda, non venga influenzato da un discutibile commento (sempre) sulla città da una giornalista del livello della su citata, commento che appare infarcito di luoghi comuni, che rimangono tali, seppure Luca Saliu li abbia smontati, dopo avere dimostrato la loro inconsistenza. Ma, a proposito dell’intenzione, del nefasto regime fascista, di edificare Carbonia, per le miniere del suo sottosuolo, in un territorio, che Mussolini, nell’inaugurazione della città, aveva definito pressoché un deserto e abitato dalle zanzare, che dire di tutte quelle “vestigia” antiche che si stanno via, disvelando, come ha restituire quel suntuoso abito di cui si sta rivestendo una città che a un primo sguardo ne pareva disadorna? Reso questo generico commento, da cittadino, nato in questa località nel 1943, dopo che la mia mamma era fuggita da una Cagliari, devastata dai massicci bombardamenti degli alleati anglo-americani, e figlio di una sarda e di un triestino, che poter dire di una Carbonia, in cui, da ragazzo, avvertivo un certo spaesamento, in quanto avevo ricevuto un’educazione particolare, e non avevo vissuto i patemi subiti dalle famiglie che avevano i loro cari per il massacrante, inumano lavoro in miniera, per non parlare del fastidio che provavo nel sentire quella sorta di babele di parlate, di maniere di agire, di persone che, giunte a Carbonia, da differenti realtà territoriali, avevano marcate, su di loro le stimmate della storia dei loro territori di provenienza? Ho dovuto raggiungere una certa maturità, non solo per rivedere certe mie considerazioni che avevo, su Carbonia, nel periodo della mia immatura giovinezza, correggerle e cercare di recuperare la fortuna d’essere stato messo a contatto con una realtà, quella di Carbonia, in cui, avendo convissuto differenti culture, queste hanno contribuito a una certa apertura mentale che ha fatto si che le stesse contribuissero a quell’arricchimento che è capace di produrre la diversità. Una Carbonia che seppure non può dirsi essere cosmopolita, se si prende a riferimento l’etimo di tale termine, mentre cosmopolita può essere considerata, in un certo senso Trieste, crogiolo di genti provenienti da vari Nazioni, è stata una località, in cui sono confluiti individui, che, come già accennato, provenienti “da differenti realtà territoriali, avevano marcate, su di loro le stimmate della storia dei loro territori di provenienza” avendo contribuito a costituire una realtà, di cui tutto si potrebbe dire, tranne di non essere tipica, costituendo una ben precisa connotazione.

    Rispondi
    • lorenzo saliu
      30 Settembre 2020 9:30

      Buongiorno,
      grazie per il suo prezioso contributo con cui apre uno squarcio su quella che era la vita a Carbonia nei primi anni della sua vita.

      Al di là delle motivazioni che avevano portato il regime fascista a disconoscere la storia del territorio l’importante è che oggi venga riscoperta anche se scelte politiche discutibili, come ad esempio l’edificazione dell’area PIP a ridosso del Nuraghe Sirai e della villa romana, di sicuro non ne favoriscono la valorizzazione.

      Tornando al focus del mio intervento credo fermamente che l’articolo in questione sia dannosissimo per l’immagine del territorio soprattutto perché falso; lo è ad esempio nel riportare la voce degli amministratori e del direttore degli scavi. Come si legge in questi commenti, e come ho avuto modo di chiarire con l’assessore Luca Caschili, nulla di quanto riportato nell’articolo rispondeva alle risposte date a questa pessima giornalista.

      Un caro saluto da Lorenzo Saliu

      P.S: Luca è un bellissimo nome ma i miei genitori hanno scelto per me quello di Lorenzo.

      Rispondi
      • Giovanni Pelessoni
        30 Settembre 2020 16:31

        Buona giornata a lei Lorenzo, non capisco da dove abbia potuto pescare il nome Luca, anche se non è la prima volta che commetto simili svarioni, ciò non mi preoccupa, più di tanto, in quanto ritengo che mi vengano perdonati, essendo considerati dei peccati veniali, forse frutto di una certa distrazione, indotta da un continuo bombardamento di notizie, cui si è sottoposti giornalmente. La informo che ho avuto già modo di leggere, grazie a Nino Deiosso, che l’ha messa a disposizione in anteprima, la lettera al Direttore di Repubblica, che verrà pubblicata nel prossimo Venerdì di Repubblica, lettera scritta e inviata dalla Antropologa Paola Atzeni, che verte sulla candidatura di Carbonia, città in cui lei ha vissuto. Chiudo questo mio intervento, dopo avere confidato d’avere letto un commento, a difesa delle giornalista Gabriella Saba, in cui si sostiene che ella avrebbe solo descritto, in maniera puntuale la realtà che ha visto, nella città e che i è limitata a riportare fedelmente, come dovrebbe fare un giornalista. A parte la smentita di ciò, che si può cogliere in tutte le precisazioni che lei ha fatto nel merito, e, che per prenderne atto, è sufficiente leggere con una certa attenzione ciò che lei ha scritto, a mio semplice avviso, bisognerebbe, anche prendere in esame, una cosa che a me pare sia sottovalutata, se non, del tutto, trascurata. Il riferimento attiene al linguaggio che si adopera nei periodi, parlati e, soprattutto scritti, in cui si dovrebbero esaminare, con cura, i termini usati nel comporli – tali periodi -non dimenticando mai che “le parole sono pietre”, e che le stesse possono persino, precedere, anticipare, e, anche essere prodromi di possibili sciagure, come ritengo, dovrebbe insegnare la storia, a patto che la si sappia leggere. Buona serata e buone cose.

        Rispondi
        • Caro Giovanni,
          la giornalista ha affermato il falso in vari suoi passaggi ad esempio che in piazza Roma non ci sono panchine e neppure alberi, panchine (panche in pietra) ce ne sono molte (oltre a tantissimi gradini), di alberi invece ce n’è uno solo ma, in ogni caso, c’è.

          In altri passaggi dimostra di conoscere l’oggetto di cui parla e ciò basterebbe a invalidare del tutto qualsiasi altro argomento.

          Inoltre è stata anche scorretta nei confronti degli intervistati in quanto gli stessi protagonisti hanno rigettato in toto quanto riportato nell’articolo e ad essi attribuito.

          In sostanza pare che la giornalista si sia voluta togliere la misera soddisfazione di parlar male di una città che chissà, per quale ragione, a lei non va a genio.

          Saluti
          Lorenzo Saliu

          Rispondi
  • Serena Maria Cecchini
    29 Settembre 2020 15:02

    Ho amato Carbonia e la sua architettura fin da quando feci i miei primi scavi archeologici a Monte Sirai nel 1964. Come si può dire che è brutta?!?

    Rispondi
    • lorenzo saliu
      30 Settembre 2020 9:32

      Buongiorno Serena,
      purtroppo quando si entra nel merito del soggettivo vale tutto, il problema è che la giornalista definisce la bruttezza in termini oggettivi, da una aprte rivelando la sua ignoranza dall’altra svelando al mondo una Carbonia senza alcuna speranza.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Interessante articolo. Ben strutturato.
    Vorrei solo aggiungere agli architetti Gustavo Pulitzer Finali e Ignazio Guidi l’Ing. Arch. Cesare Valle.
    Cesare Valle e Ignazio Guidi furono i firmatari del Piano Regolatore ma lo eseguirono seguendo le linee guida dettate da Gustavo Pulitzer Finali.
    Mi dispiace che la signora Saba abbia sminuito il lavoro di questi personaggi noti a livello internazionale e che soprattutto non possa dare lezioni di estetica all’Arch. Pulitzer Finali famosissimo per i suoi allestimenti navali e noto per la progettazione di ville a Beverly Hills. Un genio che, pur non avendo mai progettato una casa fino al 1935 e non si era mai occupato di urbanistica, prima di Carbonia progetta un’altra città mineraria: Arsia.

    Rispondi
    • lorenzo saliu
      30 Settembre 2020 9:33

      Buongiorno Roberto,
      grazie per il suo approfondimento. Le sue considerazioni non fanno altro che confermare il livello culturale dei giornalisti che arrivano a scrivere su testate nazionali.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Caro Lorenzo Salidu,
    come non condividere il tuo articolo? Il problema è che non c’è modo, spesso, di evitare la totale manipolazione e trasformazione delle proprie parole! Chiunque mi conosca non ha certamente potuto credere che io abbia deriso la città dove ho trascorso la maggior parte della mia vita.
    Tutto l’articolo è un colpo basso che ridicolizza chi nella cultura crede davvero e soprattutto chi ci lavora con convinzione; sono stata intervistata a proposito del patrimonio archeologico, e ho descritto le nostre eccellenze (a partire dal Parco Archeologico di Monte Sirai –Nuraghe Sirai), che sono riconosciute a livello internazionale dal punto di vista scientifico, e sono anche un raro esempio di come un Comune possa gestire in maniera virtuosa un sistema culturale: è del Comune, attraverso il Museo Villa Sulcis, una delle più importanti ricerche aperte in campo archeologico in Sardegna, quella del Nuraghe Sirai. Nel testo viene invece utilizzato, per introdurre l’argomento archeologia, un aneddoto vecchio di 25 anni, TRASFORMATO COMPLETAMENTE. Il vero ricordo personale, di una persona cara, mia madre, (“certo che Carbonia è proprio una bella cittadina!”), l’ho ricordato con un SORRISO, perché l’entusiasmo che lei provava per la città mi faceva pensare allo stesso mistero per cui io, invece, ero completamente conquistata da Monte Sirai……..
    Non ho mai detto perciò che “questo posto piace solo a mia madre” , anche perchè mia madre è morta da 15 anni, nè ho riso della città con cui ho condiviso tutto e dove non ho mai preso in considerazione l’aspetto estetico: sono stata accolta 25 anni fa, da una comunità che si dava del tu, e che aveva, a differenza di quanto dice la giornalista, un forte senso della propria storia, e proprio per questo, una consapevolezza, anche politica, che non avevo trovato altrove. Per me la città di Carbonia sono le persone; per questo forse sono rimasta qui per 25 anni, scartando altre possibilità. Solo questo, conta, credere in quello che si fa, e ora, anche di fronte ad una manipolazione per una frase ad effetto, tutto il resto non vale nulla. Certamente, tuttavia, il lavoro di una vita intera non potrà essere cambiato da parole mai pronunciate…

    Carla Perra

    ps: non sono dirigente….ma direttore del settore archeologico del Sistema Museale, e degli scavi del Nuraghe Sirai

    Rispondi
    • Cara Carla,
      sono felice di aver ricevuto un suo messaggio. Condivido pienamente le sue parole, purtroppo la malafede della giornalista ha fatto sì che tutte le persone nominate nell’articolo facessero una magra figura (nella migliore delle interpretazioni).
      Chiaramente nessuno discute il lavoro delle persone che come lei stanno rivelando pagine importanti della storia del territorio.
      In particolare il Nuraghe Sirai era meta fissa delle nostre escursioni di bambini quando, dal cumulo di sedimenti accumulati nei secoli, emergevano poche pietre e noi sognavamo di scavare e scoprire i tesori che voi, oggi, a poco a poco state rivelando.
      Proprio per questo sono molto deluso dal fatto che l’amministrazione comunale non abbia fatto nulla per rimediare a questa manipolazione indegna e francamente inutile.

      Ho corretto nel testo il suo ruolo e mi scuso dell’errore di attribuzione.

      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu (non Salidu).

      Rispondi
  • Bellissimo articolo, scritto finalmente da una persona capace e competente, racchiude tutto il mio pensiero e di tutti quelli che non si limitano alla superficie delle cose, ma vanno ad indagare la realtà delle cose e quello con cui si rapportano.
    Grazie per questa risposta alla signora Saba, ne avevamo bisogno.❤️

    Rispondi
    • Carissima Giada,
      grazie per le belle parole di apprezzamento. Purtroppo capita che qualcuno, evidentemente astioso per natura, trovi soddisfazione nell’infangare un’intera comunità.
      Un caro saluto

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Bellissimo pezzo, Lorenzo.
    Ormai l’autorazzismo dilaga anche nei giornalisti free-lance.

    Rispondi
  • Una città vuota (ma bella).
    Carlo, non commento la povertà intellettuale di chi ha scritto l’articolo del “Venerdì di Repubblica”, che, probabilmente, ha meno lettori di quelli starebbero in 1/5 di Piazza Roma. Tuttavia, le decisioni politiche, che, nel tempo, hanno svuotato il cuore della città, preferendo sviluppare poli commerciali periferici, per mera speculazione a favore di pochi, hanno reso la città un luogo senza anima, fatta di forme (bellissime e uniche, nonostante la Saba) ma non più di sostanza, di persone, di memoria che, sino a qualche anno fa, si respirava in ogni angolo della città.

    Rispondi
  • Buongiorno Lorenzo, condivido tutta la linea dell’articolo, e credo che con le sue riflessioni abbia dato voce a quanto tanti di noi, che vivono e lavorano a Carbonia, hanno pensato leggendo l’articolo in questione. Vorrei fare solo una precisazione sulla Dott.ssa Perra, che conosco personalmente e con cui lavoro da circa 10 anni. Mi sento di affermare con assoluta certezza che la sua intervista è stata travisata e che quella frase sia stata riportata in maniera fuorviante e tendenziosa, come d’altronde avviene in tutto l’articolo. E affermo questo perchè conosco il legame che Carla Perra ha con la nostra città e quanto ha fatto per il nostro patrimonio archeologico e per la sua tutela.
    Ma mettiamo anche il caso che quella frase sia stata detta, e che sia stata detta con il tono riportato nell’articolo; quello che mi chiedo, e che vorrei chiedere alla giornalista, è: veramente di tutto quello che si poteva riferire relativamente al nostro ricchissimo patrimonio archeologico, e di cui sicuramente la direttrice del nostro Sistema Museale ha parlato nell’intervista, la cosa più importante e degna di nota è stata quella frase? Giusto per fare qualche esempio: lo scavo del Nuraghe Sirai (di cui Carla Perra è Responsabile) con le sue importantissime scoperte (per citarne una: la più antica officina del vetro della Sardegna), è oggetto di numerosissime pubblicazioni scientifiche e di interventi in Congressi archeologici anche a livello internazionale; lo scavo di Su Carroppu di Sirri, condotto dal Prof. Lugliè, dell’Università di Cagliari, idem!; la tomba di Monte Crobu è un gioiello del nostro territorio, unico esempio di tutta la Sardegna meridionale di domus con tetto a doppio spiovente; il Parco di Cannas di Sotto, una necropoli con ben 26 domus de janas, all’interno del tessuto cittadino, è un importante esempio di riqualificazione di un’area un tempo degradata, e ora fruibile da tutti, tutti i giorni della settimana; Monte Sirai è un Parco Archeologico d’eccellenza, sia a livello accademico, per i suoi scavi e le sue caratteristiche e particolarità, sia a livello di fruizione; il Museo Archeologico è sede di attività didattiche per le scuole e organizza da molti anni, in collaborazione con il Comune di Carbonia, un ciclo di conferenze a carattere storico-archeologico con diversi appuntamenti distribuiti in tutto l’arco dell’anno; in tutto il Sistema Museale, che include anche il bellissimo Museo dei PaleoAmbienti Sulcitani, si organizzano da anni mostre ed eventi culturali. Insomma, di tutto questo non c’è traccia nell’articolo. E per fare un’ultima precisazione: nella didascalia in cui si cita il lavoro della restauratrice, si dice che i reperti sono conservati nel laboratorio del Museo del Carbone: i reperti archeologici sono esposti e custoditi nel Museo Archeologico Villa Sulcis, che si trova al centro della città ed è un edificio storico, ex villa del Direttore della Miniera. Il laboratorio di restauro si trova presso il Museo Archeologico e negli adiacenti locali della Sopritendenza. Questo errore, che potrebbe passare inosservato, dice tutto sulla profondità con cui la giornalista ha voluto affrontare l’argomento della candidatura di Carbonia.

    Rispondi
    • Carissima Francesca,
      grazie per la tua interessante ed esauriente risposta. Credo anche io che la giornalista abbia manipolato le risposte dei vari personaggi intervistati.

      In ogni caso la testimonianza rimane. La Sindaca oggi, su Facebook, ha preso le distanze dall’articolo ma lo ha fatto in maniera debole e neppure tanto chiara. L’assessore Luca Caschili per ora non ha preso posizione benché mi abbia contattato in privato assicurando una risposta.
      Per la dottoressa Perra mi sono limitato a riportare quanto scritto nell’articolo. Nulla di più. Purtroppo se ne evince l’ingenuità di tutti i personaggi coinvolti nel dar credito a una persona, come la giornalista, che già sapeva di voler stroncare Carbonia.

      Quello che scrive Francesca, è molto bello. Peccato che tutte queste cose che lei racconta non vengano comunicate e divulgate in modo popolare (parola spesso avversa agli accademici).

      Per concludere mi sarei aspettato una reazione istituzionale forte e soprattutto pronta.

      Lorenzo Saliu

      Rispondi
  • Bellissimo articolo Carlo, complimenti e grazie. Questo si che rende giustizia alla nostra amata città

    Rispondi
  • Sconsolante. Sconfortante.
    Poi giro pagina e mi riprendo pensando a tanti come noi che si alzano ogni giorno e cercano in tutti i modi, con le proprie forze, senza scomodare fondi europei, nazionali e regionali, e che lucidano le proprie vetrine/competenze per fare in modo che Carbonia abbia sempre il giusto Make-Up agli occhi del mondo. Lasciamo stare quelli che attaccano per convenienza politica o personale (di quelli il mondo abbonda anche in sedi istituzionali e spesso chissà per quale motivo) ma coloro i quali vivano una “qualsiasi” città del mondo dovrebbero imparare che la bellezza sta nelle parole e nelle azioni di chi la abita. Un po’ di impegno e potremmo scoprire che una comunità, nel vero senso della parola, è più affascinante del più bello dei monumenti Unesco. Fino a che questa “giovane” città non avrà maturato il suo senso di appartenenza allora avremo “il primo fesso con la moto scurreggiante” (CIT.) che ci sveglia catechizzandoci con perle da porci. Noi ragazzi dello zoo di Carbonia

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