Delirio di incompetenza.

Tra le più sciagurate idee che arrivano dai vertici della nostra amata Regione Sardegna spiccano per totale mancanza di coerenza (e di qualità) i due nuovi spot istituzionali. Il primo destinato a pubblicizzare la Sardegna come destinazione Covid-Free il secondo a pubblicizzare la Sardegna come terra che deve difendersi dal (cito testo dello spot) virus invisibile e crudele.

A causa della pandemia (e dei social) tutti noi abbiamo ottenuto all’Università della Vita la qualifica di virologi e quindi sappiamo che gran parte dei virus sono visibili a occhio nudo e solitamente compassionevoli. Alcuni fanno il cammino di Santiago e moltiplicano pani e pesci.

 Se voi foste, oltre che virologi, amministratori di una regione proporreste prima un video che:

  1. Afferma che l’isola è Covid-free?
  2. Un video che sensibilizza la popolazione sulla prevenzione e sull’uso delle mascherine? 

Se avete risposto 1 avete la fortuna di lavorare in Regione.
Se avete risposto 2 avete buon senso, il che esclude che facciate parte di 1.

In ottica regionale il funnel (direbbero gli esperti di marketing) sarebbe questo:

  • Ci liberiamo dal virus.
  • Ce lo riprendiamo durante le vacanze estive attirando sull’isola tutti i turisti con la promessa del Covid-Free.
  • Lo ricombattiamo con armi spuntate perché tanto “noi siamo sardi e ce la faremo”.

Noi sardi che “abbiamo respinto i popoli che venivano dal mare” siamo evidentemente capaci di tutto. In questi giorni il grande Roberto Giacobbo è in Sardegna a indagare su misteri misteriosi; chiederemo a lui, sempre che non sia troppo pericoloso per il cameraman Omar, di indagare per noi e capire quali misteriosi popoli provenienti dal mare abbiamo respinto.


Questa situazione folle, avvallata dalla lungimiranza del nostro amato presidente Solinas e dal nostro caro assessore Chessa, ha preso vita in piena stagione estiva.

Riporto qui estratti di un articolo che potete leggere integralmente a questo link e datato 26 giugno 2020.

L’idea è questa “Trenta secondi di spot per far sapere al mondo che la Sardegna è sicura, autentica, bella e accogliente”.

Quindi la genialità consiste nel pubblicizzare l’isola come Covid-Free facendoci tra l’altro sapere che è autentica (la Sicilia ad esempio è falsa), bella (bella è bella), accogliente (qui ci sarebbe da aprire un capitolo dal titolo Tagazzu Accoglienza ma mi dilungherei troppo e detto da uno che si dilunga…).

Che la “Sardegna come destinazione Covid-Free” intesa come fine ultimo della campagna pubblicitaria fosse un’idiozia era chiaro da subito e lo sarebbe stato per qualsiasi pubblicitario degno di questo nome.
Solo un incompetente poteva pensare che questo messaggio potesse reggere all’urto di una pandemia che come sappiamo è capace di muoversi fregandosene di confini o attestazioni di machismo (alla Boris Johnson o ultimamente alla Briatore o alla Trump). Insomma un virus è l’essere vivente più democratico che esista in natura, infetta tutti, anche i ricchi e VIP wathcers.

Ovviamente l’incompetenza, associata alla presunzione, è madre di disastri.

Continua l’articolo, “lo spot avrà l’obbiettivo di far sapere ai turisti, nel miglior modo possibile, che raggiungere l’isola Covid-free del Mediterraneo è facile e neanche costoso (???). Convincerà gli indecisi a scegliere la destinazione Sardegna? Solo a settembre, una volta che saranno tirate le somme di arrivi e presenze, si capirà quanto sarà stata efficace la campagna pubblicitaria voluta e organizzata dalla Regione. Che però, va sottolineato, sembra partire in ritardo rispetto al battage finora messo in piedi dalla concorrenza…”. Sembra in ritardo? L’articolo è del 26 giugno 2020!

La produzione, con un lampo di genio degno di Dunning-Kruger, viene assegnato alla Sardegna Film Commission che dovrà utilizzare materiale d’archivio per creare lo spot (alla Sardegna Film Commission sanno fare tante cose ma evidentemente non la pubblicità).

Con essa dovranno interagire tra di loro dei mostri sacri della comunicazione come l’Assessorato ai Trasporti e l’Assessorato al Turismo.

Trattandosi di uno spot pubblicitario a nessuno è venuto in mente, ovviamente, di contattare un pubblicitario capace di imbastire una storia e tenere le fila del progetto. Per stranissime ragioni la figura del pubblicitario, che è la prima che dovrebbe venire coinvolta quando si parla di pubblicità, non viene nemmeno presa in considerazione.

Le ragioni dei regionieri (cit. Gavino Sanna) sono ovvie:

  • Non sanno che esiste la figura del pubblicitario.
  • Non sanno cosa faccia un pubblicitario.
  • Perché dovrei pagare un pubblicitario se ho una videocamera e magari il DRONE (parola magica che ha la stessa funzione degli specchietti e delle perline per i popoli primitivi).

Immaginiamo il progetto di un film hollywoodiano in cui il produttore taglia:

  • La figura dello sceneggiatore, pagato solo per scrivere.
  • Del regista, capace solo di dare ordini seduto su una sedia.
  • Degli attori, che tanto le persone comuni sono più credibili perché non recitano.

Nessuno sano di mente potrebbe agire in questo modo, nessuno tranne noi sardi che “abbiamo costruito torri e opere megalitiche” e “scofito (cit.) il tempo con una vita sana e genuina”.

Sempre dal quotidiano online apprendiamo che lo spot verrà diffuso attraverso i canali social, televisivi (per questo aspetto vi rimando alla lettura dell’ottimo articolo sul blog di Damiano Congedo) e negli aeroporti, casomai qualcuno col biglietto per Siviglia cambi idea e decida di partire per la Sardegna.

Ecco il video il cui titolo è “Sardegna, sicuri di Sognare”.:

Da pubblicitario (essere immondo e sostanzialmente inutile) premetto che questo non può essere definito uno spot pubblicitario perchè, come accennato, la pubblicità presuppone la “promessa” ovvero la ragione per cui il mio prodotto (o la mia destinazione) sia migliore delle altre.

Lo slogan infatti non promette nulla, afferma solo che “siamo sicuri di sognare”: quindi o stiamo dormendo oppure abbiamo sniffato colla.

Il video (per comodità e con ottimismo irrealistico definisco spot), è in effetti una sorta di documento Power Point presentato come saggio scolastico di terza media da un alunno svogliato.

In disordine sparso si susseguono diverse immagini della Sardegna.

Non esiste una logica di collegamento tra un’immagine e l’altra e le riprese si alternano con un  montaggio che Alexander DeLarge ha molto apprezzato legato alla sua sedia di tortura durante il trattamento Ludovico.

Trattamento Ludovico

La “Crusca” dopo lunghi e accesi dibattiti, ha espresso il suo pensiero in un secco enunciato: audiovisivo assemblato a cazzo di cane.

Il momento clou dello spot è rappresentato dall’apparizione del classico vecchio sardo.


Come ben sappiamo i vecchi centenari in Sardegna sono utilizzati come le batterie comprate dai cinesi, le compri quando non ne puoi fare a meno ma hanno l’inconveniente di durare poco.


Ecco quindi la genialità traboccare dal vaso, riesumare un uomo di San Sperate deceduto ormai da tempo, che se la spassa alla guida di un Graziella sgangherata. Sono i centenari 2.0, non solo vecchi, ma pure dinamici.

Centenario 2.0

Nelle inquadrature successive vediamo gente che guarda una fontana, un bambino stile Gladiatore nei campi di grano. 

Immagini a confronto.

Subito dopo, ripresa dal drone, una barca in movimento. Poi un gruppo di turisti in visita a Gorroppu, così per unire idealmente mare e montagna. Però siccome la montagna stanca l’immagine successiva ci fa tornare subito al mare, a Tharros, e subito dopo addirittura siamo in mare ad ammirare un delfino che nuota giulivo. Poi vediamo una bella cernia sott’acqua e subito dopo, per magia, ci ritroviamo sul drone proprio di fronte a Tavolara. Poi di nuovo un bambino sul prato, cavalli (equini), gente in abito sardo, alberi, fari, di nuovo mare, e poi Cagliari.

Per concludere, senza una ragione ben precisa, vediamo un bambino steso su un prato con il logo Sardegna ben posizionato in modo da risultare illeggibile e lo slogan “sicuri di sognare”.

L’immagine finale dello spot.

In tutto questo tempo non si dice mai una parola, solo musica. Forse essendo sicuri di sognare lo speaker avrebbe potuto svegliarci rovinandoci un così bel sogno.

Inutile sottolineare (o forse no) che tutte le immagini non hanno nessuna coerenza di formato, di colore e non seguono un filo logico.

In una discussione seguita al già citato post di Damiano Congedo, uno degli autori dello spot è intervenuto dicendo che proprio l’idea del sogno è la ragione del susseguirsi disordinato di immagini tipiche della fase onirica. Non so che dieta segua questa persona ma gli direi di evitare i peperoni almeno a cena.

Pur nel disastroso, risibile (ma non condivisibile, sono soldi pubblici) livello di qualità dimostrato, questo spot svela che in regione sapevano benissimo che i sacrifici fatti da tutti i sardi durante il lock-down potevano essere usati per attirare turisti.
Anche gente già infetta, negazionisti del Covid o semplicemente menefreghisti che non avrebbe mai rinunciato alla propria vacanza in terra sarda.

Abbiamo visto nella stampa nazionale che il sardo covid-free non è piaciuto e non sono mancati gli attacchi da parte di presidenti di regioni importanti come la Lombardia.

Quindi, per farla breve, ci siamo trovati ad essere da isola Covid-Free a isola T-Cod. Insomma, siamo punto e a capo.

Ecco però che i ghost writer della Regione Sardegna tirano fuori dal cilindro l’ennesima affabulazione: lo spot “siamo sardi”.

Ecco il link allo spot.

Un titolo fortissimo, innovativo, geniale. Con notevole sforzo creativo potrei pensare che se fossimo stati in Puglia il titolo potrebbe essere stato “siamo pugliesi” ma non potrei giurarci.

Lo spot è prodotto da TCS Telecostasmeralda (se ve lo state chiedendo, sì esiste ancora) e finanziato dalla Regione che si candida al titolo di Re Mida del compostabile, tutto quello che tocca si trasforma in spazzatura.

Lo spot racconta (si qui c’è un racconto) l’epopea inventata del popolo sardo che ha “respinto i popoli che venivano dal mare” senza peraltro citare quali, “costruito torri e opere megalitiche” questo è vero. “Sconfitto il tempo (mostrando un vecchio male in arnese) con una vita sana e genuina”.

Il finale recita il mantra della banalità in salsa sarda: Sacrificio, orgoglio (l’orgoglio non manca mai, se non esistesse la Sardegna probabilmente il termine cadrebbe in disuso), speranza, lotteremo ancora una volta contro un virus invisibile e crudele”.

In questo finale è riassunta la follia della Regione che promuovendo l’isola Covid Free si ritrova a combattere nuovamente contro il virus.

Insomma si ammette la sconfitta ma si fa appello a tutti noi per riportare la situazione sotto controllo, tanto poi ci sarà un altro video in cui ricominceremo a pubblicizzare la Sardegna come destinazione Covid-Free e poi un altro per fare appello all’orgoglio sardo, testa di ponte per ogni presa per il culo.

Vi lascio, nel mio stile, all’analisi visiva delle tre inquadrature TOP di questo spot assolutamente dimenticabile.

Nello specifico:

Pubblicità occulta.

Le sneakers Adidas, sponsor ufficiale della Regione Sardegna.

Adidas, in joint venture con la Regione Sardegna, ha finanziato questa opera inserendo un proprio prodotto, le sneakers, in una delle inquadrature. Le scarpe infatti sono riprese senza un’evidente ragione in primo piano e per un tempo inspiegabilmente lungo.

Il formaggio sardo fa schifo.

Prendi il formaggio.

Nella sequenza si vede un nonno dare un pezzo di formaggio a una bambina, la quale sicuramente preferiva un Kinder Pinguì.

Lancia il formaggio

Nell’inquadratura successiva si vede un bambino che lancia una pietra in acqua. I due frame sono talmente ravvicinati da sembrare parte di un’unica sequenza narrativa in cui il nonno prima regala il pezzo di formaggio e subito dopo il bambino/bambina lo lancia in acqua per liberarsene e cercarsi una colazione più ghiotta.

Mascherina si o no.

Il pericolo è il mio mestiere.

Nel video vediamo una ragazza, in cima a un nuraghe. La ragazza, che indossa la mascherina nel modo più sbagliato possibile ovvero tenendola sotto il mento, si trova in un punto che genera un’ansia tremenda trovandosi proprio sul bordo.

Mascherina-NO

Mascherina-SI

Poi con fare solenne la indossa correttamente (probabilmente vedendo un nonno-vigile di passaggio).

Il video ha un messaggio chiaro, e terribile; non c’è la certezza di avere dalla nostra parte la sanità, la prevenzione, la medicina.

No, l’unica ragione grazie alla quale riusciremo a farcela è perché siamo sardi.

Questa è l’unica ragione e la regione (non la ragione) purtroppo è dei fessi.

Ritratto del dottor Lorenzo Saliu.

Questo sono io, Lorenzo Saliu, autore dell’articolo e inutile pubblicitario. Offresi a tempo pieno come badante di centenari 2.0.

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