Donald Trump, l’uomo che non vuole perdere, mai.

Che rimanga o meno Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sostanzialmente imbattibile. Naturalmente può anche risultare sconfitto in qualche battaglia ma alla fine ciò che conta è vincere la guerra. E Trump le ha vinte tutte, anche quelle che ha perso.

Non avendo io nessuna competenza in politica estera tendenzialmente sarei la persona giusta per essere invitato in un talk-show per analizzare uno scenario internazionale di cui non so nulla magari avventurandomi in proiezioni di voto in stati come Texas e Colorado.
Ho deciso però di restare umile,  limitandomi a discutere di argomenti che conosco, come ad esempio osservare come la comunicazione di Trump lo porti ad ottenere sempre un risultato positivo anche quando perde. E questo per un unico motivo, banale ma popolare: è trash.

Donald Trump è il politico di spessore più trash della storia recente, addirittura più trash di Kim Jong-Un che con Trump condivide tratti caricaturali capaci di renderli simpatici anche a chi paga le conseguenze dirette delle loro azioni scellerate.

Kim Jong-Un “amato” dittatore della Corea del Nord, ad esempio, giustizia a cannonate i suoi generali (leggi qui) colpevoli di essersi addormentati durante una parata militare eppure gran parte del mondo pensa che sia un povero scemo.

Le bizzarre pettinature dei due leader.

Il trash come sappiamo ha a che fare col cattivo gusto, con l’esasperazione di “temi e soggetti scelti volutamente e con compiacimento per attirare il pubblico con quanto è scadente, di bassa lega, di infimo livello culturale” (Treccani).

Gli elettori di Trump non caso amano proprio questo lato volgare e ignorante per il semplice motivo che anche la persona più umile può sentirsi, se non migliore, almeno prossima al proprio Presidente. La distanza dall’uomo della strada nell’immaginario collettivo si azzera, Trump è al contempo un tycoon e un pagliaccio, un magnate e un americano medio.

Hillary Clinton, che alle passate elezioni subì una sconfitta memorabile, malgrado la sua indubbia competenza per la gente comune poteva anche venire da Marte; Trump invece è un figlio del Queens. Direi che per molti tratti ricorda il Berlusconi dei tempi migliori quando i suoi elettori gli perdonavano qualsiasi mascalzonata purché raccontasse qualche barzelletta spinta nel momento giusto.

Donald Trump è sostanzialmente imbattibile perché agisce in piena coerenza col pensiero americano che tende a sottovalutare chi ha le vere competenze in favore del pensiero del self-made man. Ecco che minaccia di licenziare Anthony Fauci, l’immunologo a capo della task force contro il covid-19, colpevole di aver criticato la gestione della pandemia da parte della Casa Bianca. Ripensate a quanti film di Hollywood raccontano la storia in cui l’incompreso salva il mondo o risolve la situazione. Vediamo riunioni di altissimo livello in cui i migliori cervelli non cavano un ragno dal buco e il colpo di genio lo ha invece il nerd sfigato di passaggio che fino a poco prima abitava con i genitori in una casetta malandata del New Jersey e passava la vita a giocare ai videogame. D’altronde l’America è stata costruita da gente dura e semplice, con la forza e con la prepotenza.

Se analizziamo il modo di approcciarsi al mondo degli americani troviamo sempre queste caratteristiche comuni:

  • Prepotenza commerciale, pensiamo alla comunicazione pervasiva di Coca-Cola, Amazon, Facebook, ecc..
  • Forza militare, gli Stati Uniti si sono imposti al mondo come unica alternativa al comunismo, prendere o lasciare.
  • Non titolati di successo, Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg… nessuno di loro ha una Laurea (una recente serie di Netflix, Suits, ha come protagonista l’avvocato Harvey Specter che ha come associato Mike Ross, un genio che nasconde il fatto di non avere mai terminato gli studi).

Dicevamo che Trump è un personaggio icona (non iconico) e in questo la narrazione è identica a tutte le latitudini, Trump deve piacere alle donne (o almeno farcelo credere).

Trump, piace alla gente che piace.

Un miliardario, stranamente, piace a donne di tutte le età come dimostra la “splendida” MILF Trumpettes della foto in basso. Propongo alle fan del mio blog (se esistono) di diventare delle “Lorenzine Birichine” con tanto di fascia e coroncina da reginetta di bellezza.

Una “trumpettes” le fan sfegatate di Trump.

Ingenuamente, gli ingenui, lo sbeffeggiano. La genialità di Trump è quella di far credere a tutti di poter essere migliori di lui. Ed ecco che la gente lo deride e appunto lo sottovaluta e anche per questo Donald Trump è sostanzialmente imbattibile.

Come diceva Kevin Spacey nei Soliti Sospetti, “la più grande beffa che il Diavolo abbia mai fatto al mondo è stata quella di convincere tutti che non esiste”. A mio avviso invece la più grande beffa che Trump abbia mai fatto è far credere agli americani di essere peggiore di loro.

Anche Barack Obama c’è cascato. Nel 2011, Trump scatenò il suo potenziale comunicativo diffondendo la fake news che Barack Obama fosse nato in Kenya e quindi non eleggibile alla carica di Presidente degli Stati Uniti. Una evidente panzana, talmente grande che la Casa Bianca non si prese nemmeno la briga di commentare la notizia. L’argomento fu inizialmente sottovalutato ma negli anni successivi vari sondaggi hanno confermato come una grande parte dell’elettorato repubblicano non era del tutto convinta che Obama fosse effettivamente nato negli Stai Uniti (fonte www.ilpost.it)

Nel 2011, durante la cena dell’Annuale ricevimento dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, in cui era presente anche Donald Trump, Obama si prese la sua rivincita umiliandolo pubblicamente e deridendolo per l’ipotesi di poter diventare un giorno Presidente.

https://www.youtube.com/watch?v=MaoYPYSJ-Jc

Intendiamoci, Obama aveva perfettamente ragione, ma come detto prima, Trump non sa e non vuole perdere. Dal 2017, a sedersi di fronte alla scrivania dello studio ovale della Casa Bianca, ci sarà proprio lui, Donald Trump.

Comunque, vista la mia tendenza a divagare ritorno al punto di partenza ovvero gli elementi iconici che portano i più a sottostimare le capacità di Trump.

I capelli sono il punto di partenza di tutta la satira nei confronti di Trump. Capelli di un colore surreale, una pettinatura assurda e un ciuffo che sfida le leggi del buongusto, perdendo.

Pettinatura di Trump alla Trump

Pettinatura di Trump alla Trump.

Eppure mi chiedo, possibile che Trump non sappia che sono ridicoli? Certo che lo sa ma sa pure molto bene che sono un elemento di distrazione, è più facile prenderlo in giro per la capigliatura piuttosto che per i suoi contenuti.

Nei filmati lo vediamo sempre un po’ impacciato, quasi fuori luogo, in alcuni momenti ispira pure tenerezza con quegli abiti sovradimensionati, cravatte di lunghezza irreale e quei capelli assurdi pronti a fare le bizze a ogni soffio di vento. Quando un prestigiatore sta per effettuare un trucco focalizzerà l’attenzione del pubblico nel punto più lontano da dove effettuerà la “magia”. Ecco perché Silvan effettuava tutti quei movimenti teatrali, per portare la nostra attenzione lontano dal punto in cui si prepara a fare il trucco.

Possibile che i sarti di Trump non sappiano cucire un vestito nel modo giusto? Possibile che non sappia annodarsi la cravatta nel modo corretto? Solo un ingenuo può pensarlo.

Le lunghe cravatte italiane di Trump.

Negli anni di sovraesposizione mediatica Trump ha capito benissimo quale personaggio funzionava meglio, prima nella vita professionale e in televisione e poi in politica. Trump è un animale da palcoscenico, che ci piaccia o no. Che riusciamo a capirlo o meno. Non per niente ha partecipato nel 2007 allo show per eccellenza della cultura pop americana, WrestleMania.

Nella Battle of the Billionaires a WrestleMania 23 ha combattuto e ha vinto contro il suo avversario miliardario Vince McMahon (chi vuole approfondire la storia clicchi qui).

 

Ha combattuto prima a parole umiliando l’avversario con una delle scene più trash della televisione americana (il taglio dei capelli al povero McMahon al centro del ring).
Poi ha combattuto a bordo ring con lo stesso avversario tempestandolo di pugni e scatenando la folla in delirio.
Infine è salito sul ring ed è stato malmenato dal wrestler Steve Austin che gli ha fatto una Stone Cold Stunner da manuale mandandolo a tappeto.
In quel momento tutti gli 85.000 spettatori del Ford Field Stadium di Detroit erano in delirio per lui. Cadendo aveva comunque vinto, era stato lui a trionfare.

Trump messo KO.

Come ha trionfato nel programma creato apposta per lui e che ha condotto per 14 stagioni, The Apprentice dove ha coniato lo slogan che è diventato un mito: You’re fired (“sei fuori” nella versione italiana del format con protagonista un Briatore già imbolsito ma pre-covid).

Il gioco da tavola di The Apprentice.

Questa è l’America dove finzione e realtà hanno un legame profondo e la cui distinzione è talmente sottile da essere difficile da comprendere per chi, come noi, non è dentro quel mondo di eccessi. 

Tornando a Trump, una volta che abbiamo definito che dalla sua parte c’è astuzia, disponibilità economica illimitata e talento da assoluto show man, mi spiegate come un personaggio con queste caratteristiche possa perdere? Se avete seguito  qualche dibattito avrete notato che, al pari di molti politici italiani, non risponde mai nel merito delle domande che gli vengono poste. Ha uno stile suo, personale e la capacità di rivoltare la frittata insinuando il dubbio nel suo stesso interlocutore oppure difendendosi da domande troppo specifiche citando fonti inesistenti o impossibili da valutare nel momento contingente.

Se il giornalista fa l’errore di chiedere la fonte è già caduto nella sua trappola, la risposta sarà una cosa tipo <<lei è un giornalista? dovrebbe saperlo meglio di me>>. Per l’opinione pubblica non importa se la fonte sia o meno reale, sarà il giornalista in difetto per non aver saputo informarsi nel modo giusto. Gente così non puoi batterla sul piano della dialettica e se ci riesci devi essere un fuoriclasse e nel panorama giornalistico americano i fuoriclasse non mancano.

Se Trump appare sempre inadatto alla situazione la moglie invece è sempre perfetta (tranne nelle foto col Papa che vedremo dopo). Insieme non sono per niente una bella coppia, anzi, Qual è il messaggio? Se sei (o appari) sfigato, l’America è il posto giusto in cui anche tu puoi prenderti la tua rivincita. Basta solo qualche miliardo in banca e la modella più bella del momento può essere tua.

    Donald e Malania Trump.

Da buon gossipparo vi riassumo la loro storia d’amore presidenziale. In discoteca Donald vede Melania, chiede a un amico di  presentargliela, è amore a prima vista.
Quanti di noi, immodestamente più atletici e attraenti di Trump, hanno condiviso lo stesso triste destino di un’ennesima nottata in discoteca appoggiati al muro nella più disperata certezza di aver come unico interlocutore un amico più sfigato di noi?
Trump sembra uno di noi ma non è uno di noi. Melania, parole sue, ha trovato Trump molto divertente e piacevole. Credo nella sua sincerità ma preferisco coltivare il dubbio che il possesso di qualche grattacielo in centro a New York abbia annebbiato la sua capacità di scelta. Va detto però che il matrimonio regge ormai da ben quindici anni e che quindi probabilmente la mia è solo cattiveria.

La famiglia Trump in visita a Papa Francesco in un geniale fotomontaggio.

Concludo con alcune note amare. Gli americani che non stanno con Trump lo temono davvero perché sanno che non è un Salvini qualsiasi capace solo di farsi male da solo. Se azzanna il potere non lo molla.

Ecco di seguito una serie di messaggi che ho ricevuto dai miei parenti americani si commentano da soli e traspare la paura di altri quattro anni di gestione Trump.

Questo risale alle precedenti elezioni, esattamente al 2016, e diceva: pray for us

Questi messaggi invece sono di questi giorni, traspare la pessima gestione della pandemia e la paura di ritrovarsi di nuovo Trump come Presidente.

 

E se invece queste elezioni le perdesse davvero? Be, sono sicuro che Trump troverà il modo di atteggiarsi a vincitore dando la colpa della sconfitta a qualcun altro, forte della sua arroganza, del suo potere, dei suoi miliardi e del suo universo trash di cui anche io sono stato fruitore visitando il grattacielo di Trump nel regno di Trump.

 

Lorenzo Saliu (quello con l’orrendo piumino verde) a New York, nel regno di Trump!

 

Ritratto del dottor Lorenzo Saliu.

Questo sono io, Lorenzo Saliu, autore dell’articolo e totalmente impreparato su fatti di politica estera. Diversamente da Trump non si ricordano mie conquiste in discoteca, nemmeno in giovane età.

 

4 Commenti. Nuovo commento

  • lorenzo saliu
    7 Novembre 2020 18:43

    Gentile Lucia,
    finalmente posso risponderle nel merito anche se ritengo che chi inizia una conversazione debba avere il coraggio di firmarsi con nome e cognome e non limitarsi al solo nome e una mail generica. Ho trovato molto divertente il suo incipit in cui sfodera titoli preparandosi alle bordate tutte incentrate sulla mia persona e non sul merito dell’articolo che giudica comunque troppo lungo. Le dirò, i miei articoli sono lunghi proprio perché voglio scoraggiare dalla lettura le persone poco interessate; di esperti da titolo H1 è pieno il web.

    Detto ciò premetto che il fatto che lei pensi che l’unico “frammento di verità” possa essere individuato nella constatazione che Trump sia “trash”, sinceramente, non lo condivido ma lo valuto per quello che è, un suo punto di vista e come tale lo rispetto.

    In tutti i suoi passaggi lei mi attribuisce arbitrariamente caratteristiche personali spiacevoli, accusandomi di partigianeria e idolatria (addirittura) nei confronti di Trump di cui, a parte la trattazione nel mio post, poco o niente, mi frega.

    Riguardo i possibili benefici che possa ricavare Trump dal contestare in maniera così clamorosa il risultato elettorale ritengo che dovrei essere lo stesso Trump per poterlo sapere. Personalmente ritengo che lo faccia per ottenere un qualche scopo utilitaristico, banalmente danneggiare l’immagine di Biden. Che sia giusto o meno, etico o meno, non sta a me dirlo e prescinde dai fini del mio post.

    Veniamo nello specifico agli attacchi personali che lei ha nei miei confronti. Lei mi ha definito, con finta cortesia, maschilista, idolatra e del partigiano di Trump. Non male per una persona che, nelle prime righe, afferma di non conoscermi.

    Quello delle “Lorenzine Birichine” è evidentemente un passaggio ironico ed evidentemente iperbolico ma se non è stato capito (solo da lei a quanto mi risulta) è evidentemente un problema mio.

    Lei chiude arrivando alla conclusione strampalata di una mia presunta “ammirazione” nei confronti di Trump, personalmente non lo ammiro e non lo stimo. Ritengo però che sia un grandissimo comunicatore.

    Che dire, anche io non la conosco, ma da quello che ho letto mi sono fatto un’idea su quali siano i suoi reali sentimenti sia nei confronti di Trump che più “umilmente” dei miei: l’invidia.

    Un caro saluto.

    Lorenzo Saliu

    Rispondi
  • lorenzo saliu
    7 Novembre 2020 16:54

    Gentile Lucia,
    purtroppo è saltato il testo tra virgolette e quindi non so a quale periodo si riferisca.
    Se può cortesemente integrare il suo commento sarò felice di risponderle in modo adeguato.

    Soprattutto quello finale che ha a che fare con la mia reputazione.

    Cordiali saluti.

    Rispondi
  • Gentilissimo Lorenzo,
    mi chiamo Lucia e, come lei, mi occupo di comunicazione. Mi interesso anche di psicologia e sociologia, ma questo è un altro discorso.
    Non ricordo di averla mai conosciuta personalmente ma, di recente, per via di alcune amicizie in comune, sono incappata più di una volta sul profilo Instagram della sua società e alla fine ho ceduto alla tentazione di curiosare fra i post. Il rimando a questo blog è stato quasi immediato.
    Ho iniziato la lettura dell’articolo su Donald Trump ieri mattina ma, sinceramente, non sono riuscita ad arrivare fino in fondo. Colpa mia, lo confesso: la soglia dell’attenzione di cui sono provvista tende allo zero se non adeguatamente stimolata o, comunque, se e quando mi trovo di fronte ad una lettura chilometrica su supporto non cartaceo. Uno dei tanti svantaggi del non far parte della tribù dei nativi digitali.
    Oggi, comunque, mi sono imposta di porre rimedio alla mia mancanza e di dare il mio contributo in merito alle questioni da lei poste, sebbene non interpellata da nessuno a riguardo.
    Concentrerò la mia breve analisi su quella che ritengo essere l’essenza del suo post, sostanzialmente racchiusa in questo periodo:

    “Ho deciso però di restare umile, limitandomi a discutere di argomenti che conosco, come ad esempio osservare come la comunicazione di Trump lo porti ad ottenere sempre un risultato positivo anche quando perde. E questo per un unico motivo, banale ma popolare: è trash”.

    L’unico frammento di verità a mio avviso riscontrabile riguarda il fatto che Trump sia trash. Lo è incontestabilmente.
    Attenzione però, non ci fa ma ci è proprio, contrariamente a quella che pare essere invece la tesi di fondo della sua trattazione riguardante il discusso presidente americano che, a tratti, pare sconfinare nell’idolatria.
    Dico questo perché affermare che “la comunicazione di Trump lo porti ad ottenere un risultato positivo anche quando perde” è, a mio parere, non soltanto non veritiera ma viziata da una malcelata partigianeria. L’efficacia della comunicazione trumpiana, in riferimento al target al quale si rivolge – l’elettorato conservatore che sconfina pesantemente e prepotentemente nell’estrema destra – non si discute. Le conseguenze di certe azioni, tuttavia, non sono e non possono essere indolori o addirittura da considerarsi positive né per il suo Paese, né per il resto del mondo, né per la sua stessa immagine da leader. Mi chiedo e le chiedo, ad esempio: che risultato positivo dovremmo attendere dalla tragicomica pantomima messa in atto in questi giorni dallo sgangherato Donald? Le accuse di brogli, frodi, corruzione e di voler “ricorrere al conteggio di voti illegali per deturparmi di una, altrimenti facile, vittoria” rivolte da trash-Trump a Biden e ai suoi democratici, degne del dittatore del più sperduto stato del globo più che del leader democratico del mondo occidentale, saranno sufficienti a ribaltare un risultato che appare già scritto oppure avranno solo e soltanto la nefasta conseguenza di soffiare sul fuoco delle divisioni, dell’odio, della violenza e della sfiducia già in corso da tempo?
    Mi viene in mente a riguardo il famoso discorso riguardante Mussolini che, secondo alcuni, indipendentemente dal fatto che abbia soggiogato l’Italia per un ventennio e la abbia definitivamente messa in ginocchio e umiliata, coinvolgendola nella seconda guerra mondiale, avrebbe comunque “fatto anche cose buone”.
    Anche la comunicazione deve avere un aspetto etico, sempre e comunque. Soprattutto se si tratta di comunicazione politica. Altrimenti è la fine.
    Chiudo con una considerazione riguardante la sua presunta umiltà: “Propongo alle fan del mio blog (se esistono) di diventare delle “Lorenzine Birichine” con tanto di fascia e coroncina da reginetta di bellezza”, affermazione apparentemente ironica, ci dice l’esatto contrario, rivela un alto tasso di maschilismo e racconta il vero sentimento che sottende l’intero suo post: l’ammirazione.
    Saluti,

    Lucia.

    Rispondi
  • Gentilissimo Lorenzo,
    mi chiamo Lucia e, come lei, mi occupo di comunicazione. Mi interesso anche di psicologia e sociologia, ma questo è un altro discorso.
    Non ricordo di averla mai conosciuta personalmente ma, di recente, per via di alcune amicizie in comune, sono incappata più di una volta sul profilo Instagram della sua società e alla fine ho ceduto alla tentazione di curiosare fra i post. Il rimando a questo blog è stato quasi immediato.
    Ho iniziato la lettura dell’articolo su Donald Trump ieri mattina ma, sinceramente, non sono riuscita ad arrivare fino in fondo. Colpa mia, lo confesso: la soglia dell’attenzione di cui sono provvista tende allo zero se non adeguatamente stimolata o, comunque, se e quando mi trovo di fronte ad una lettura chilometrica su supporto non cartaceo. Uno dei tanti svantaggi del non far parte della tribù dei nativi digitali.
    Oggi, comunque, mi sono imposta di porre rimedio alla mia mancanza e di dare il mio contributo in merito alle questioni da lei poste, sebbene non interpellata da nessuno a riguardo.
    Concentrerò la mia breve analisi su quella che ritengo essere l’essenza del suo post, sostanzialmente racchiusa in questo periodo:

    <>.

    L’unico frammento di verità, a mio avviso riscontrabile, riguarda il fatto che Trump sia trash. Lo è incontestabilmente.
    Attenzione però, non ci fa ma ci è proprio, contrariamente a quella che pare essere invece la tesi di fondo della sua trattazione riguardante il discusso presidente americano che, a tratti, pare sconfinare nell’idolatria.
    Dico questo perché affermare che <> è, a mio parere, non soltanto non veritiera ma viziata da una malcelata partigianeria. L’efficacia della comunicazione trumpiana, in riferimento al target al quale si rivolge – l’elettorato conservatore che sconfina pesantemente e prepotentemente nell’estrema destra – non si discute. Le conseguenze di certe azioni, tuttavia, non sono e non possono essere indolori o addirittura da considerarsi positive né per il suo Paese, né per il resto del mondo, né per la sua stessa immagine da leader. Mi chiedo e le chiedo, ad esempio: che risultato positivo dovremmo attendere dalla tragicomica pantomima messa in atto in questi giorni dallo sgangherato Donald? Le accuse di brogli, frodi, corruzione e di voler <> rivolte da trash-Trump a Biden e ai suoi democratici, degne del dittatore del più sperduto stato del globo più che del leader democratico del mondo occidentale, saranno sufficienti a ribaltare un risultato che appare già scritto oppure avranno solo e soltanto la nefasta conseguenza di soffiare sul fuoco delle divisioni, dell’odio, della violenza e della sfiducia già in corso da tempo?
    Mi viene in mente a riguardo il famoso discorso riguardante Mussolini che, secondo alcuni, indipendentemente dal fatto che abbia soggiogato l’Italia per un ventennio e la abbia definitivamente messa in ginocchio e umiliata coinvolgendola nella seconda guerra mondiale, avrebbe comunque “fatto anche cose buone”.
    Anche la comunicazione deve avere un aspetto etico, sempre e comunque. Soprattutto se si tratta di comunicazione politica. Altrimenti è la fine.
    Chiudo con una considerazione riguardante la sua presunta umiltà: <>, affermazione apparentemente ironica, ci dice l’esatto contrario, rivela un alto tasso di maschilismo e racconta il vero sentimento che sottende l’intero suo post: l’ammirazione.
    Saluti,

    Lucia.

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