{MY UNEXPECTED DAYS}

Il dott. Lorenzo Saliu nello studio di Oristano, una testo descrittivo, il logo SED+

Dott. Lorenzo Saliu

My unexpected days Lorenzo Saliu.

In questi giorni ho avuto modo di riflettere sul mio modo di affrontare il lavoro. Vita personale e vita lavorativa sono arrivate a fondersi, non mi lamento in effetti mi piace così.

Bisogna stare a casa, questo ci dicono senza interruzione.

All’inizio ho pensato che questa soluzione non andasse bene per chi come me e la mia socia ha un’azienda da portare avanti ed è abituato a sgobbare col sorriso perché ama il proprio lavoro.

Noi abbiamo il dovere di lavorare perché dobbiamo pagare i collaboratori.
Noi abbiamo il dovere di lavorare perché dobbiamo pagare le tasse.
Noi abbiamo il dovere di lavorare perché fermarci significa morire.

Poi ti rendi conto che l’unica soluzione per rinascere è rimanere a casa.

Poi ti rendi conto che il lavoro non si ferma, va avanti come ieri, solo con orizzonti temporali diversi. Non c’è più il “mi serviva per ieri” ma c’è il “facciamo le cose per bene perché abbiamo tempo”. 

Nell’anormalità dell’attualità riscopriamo, o meglio scopriamo, quella che dovrebbe essere la normalità.

Chi lavora per noi è stato pagato e lo sarà il mese prossimo e il prossimo ancora, aspettando di vedere come andranno le cose. Abbiamo pagato tutto, anche l’IVA.

Possiamo farlo perché abbiamo clienti che ci permettono di essere così, che ci pagano puntualmente perché puntualmente ricevono nostri lavori e i nostri servizi. Clienti seri con aziende serie.

Non siamo ricchi proprio perché paghiamo tutti.

Non siamo più fighi degli altri ma riteniamo che sia figo lavorare per noi.

Certo c’è qualcuno che ci deve somme anche importanti, solo in questi giorni mi rendo conto della gravità del gesto.

Somme che non ci sono state pagate, non perché l’azienda o l’imprenditore siano in difficoltà, ma solo per il gusto tutto italiano di tenere le aziende sulle spine e avere per questo un illusorio potere contrattuale.

Oggi quelle somme potrebbero fare la differenza tra chi sta bene e chi sta male, tra chi può dormire tranquillo e chi invece non riuscirà a dormire la notte.

Liberatevi, ricominciate a vivere e a lavorare per chi merita il vostro tempo. Noi (Giordana e Lorenzo) ci siamo passati, è stato duro riuscirci ma sapevamo che era l’unica soluzione per ricominciare a vivere più sereni.

Siamo ripartiti con più forza e più determinazione e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci, neppure di fronte a un avversario subdolo come un virus.

My unexpected days Lorenzo Saliu.

In these days I have had the opportunity to reflect on my way of dealing with work. Personal life and working life have come to merge, I am not complaining in fact I like it that way.

We must stay at home, they tell us without interruption.

At the beginning I thought that this solution was not suitable for someone like me and my partner who have a company to carry on and is used to working with a smile because we love our job.

We have to work because we have to pay our co-workers.
We have to work because we have to pay taxes.
We have to work because stopping means dying.

Then you realize that the only solution to be reborn is to stay at home.

Then you realize that the work does not stop, it goes on as it was yesterday, but with different timelines. There is no longer the “I need it for yesterday” but there is the “let’s do things well because we have time”. 

In the abnormality of current affairs we rediscover, or rather we discover, what normality should be.

Those who work for us have been paid and will be paid next month and next month, waiting to see how things will go. We paid everything, including VAT.

We can do it because we have customers who allow us to be like this, they pay us punctually because they punctually receive our works and our services. Serious customers with serious companies.

We are not rich precisely because we pay everybody.

We are no cooler than the others but we think it is cool to work for our company.

Of course there is someone who owes us even important sums, only in these days I realize the gravity of the gesture.

Amounts that have not been paid to us, not because the company or the entrepreneur is in difficulty, but only for the all-Italian taste to keep companies on the thorns and for this have an illusory contractual power.

Today those sums could make the difference between those who are well and those who are ill, between those who can sleep peacefully and those who will not be able to sleep at night.

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